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SCROSATI LUIGI. (Interni di chiese milanesi). Milano, 1864.

SCROSATI LUIGI. (Interni di chiese milanesi). Milano, 1864. | Stampe |

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Due acquarelli su carta (270 x 370 mm).
Due acquarelli su carta firmati e datati in basso a sinistra, che raffigurano due scorci di interni di chiese di Milano del pittore milanese Luigi Scrosati (1814-1869).
"Artista d'istinto non ebbe maestri né frequentò scuole. Ispirandosi al Tiepolo diede un nuovo indirizzo alla pittura ornamentale e a Milano lasciò opere di pregio nel Palazzo Litta, nel Palazzo Poldi, nella Villa Ghirlanda di Cinisello, nel Palazzo Serbelloni… Negli ultimi anni si dedicò alla pittura di fiori e dal 1863 alla morte insegnò Ornamentazione pratica all'Accademia di Brera. Nella nuova attività pittorica riuscì ad eccellere.". (Comanducci).
L'artista aveva realizzato una serie di acquarelli dell'interno ed esterno del Duomo meneghino che vennero esposti alla mostra della Società promotrice di Torino del 1865 e all'Accademia di Brera. Due di questi si trovano oggi alla Galleria dell'Accademia di belle arti di Napoli. "Nelle sue nature morte e negli acquerelli con interni ed esterni del Duomo di Milano (esposti nel 1865 alla Promotrice di Torino e alla Mostra di Brera a Milano) si scorgono quelle novità di ricerca che furono percepite anche dalla nuova generazione di artisti milanesi come T. Cremona, D.Ranzoni, M. Bianchi. Creatore di un rinnovato genere pittorico (Ghirlanda di fiori, Torino, Museo Civico), dal 1863 ottenne la cattedra di ornato all’Accademia di Brera." (Istituto Matteucci).
“Se gli anni Cinquanta furono caratterizzati da isolate apparizioni alle rassegne espositive, nel decennio successivo Scrosati partecipò invece con regolarità alle mostre annuali dell’Accademia di Brera e a quelle organizzate dalla Società Promotrice di Belle Arti di Torino. […] Accanto alle tradizionali nature morte di fiori, che gli procurarono un sorprendente successo, Scrosati dedicò spesso a queste rassegne un più ampio repertorio che includeva anche la produzione ad acquarello, genere a lui congeniale, adottato non solo per i soggetti floreali ma anche in una serie di invenzioni architettoniche e prospettiche o vedute di interni di chiese, che, rispondendo ad una tipologia molto diffusa e richiesta, riscossero un certo interesse […] Un documento significativo dell’attitudine dell’artista per la veduta monumentale è costituito dal dipinto Interno del Duomo di Milano, risalente agli inizi degli anni Sessanta: l’interpretazione architettonica e la vivacità descrittiva dei dettagli, accentuata da rapidi tocchi di colore, richiamano con insistenza le celebri realizzazioni prospettiche dei coetanei Luigi Bisi e Angelo Inganni, specialisti nella descrizione del monumentale edificio, ritenuto un topos del vedutismo romantico lombardo […] Fu probabilmente grazie alle prestigiose rassegne di Brera che numerosi dipinti di Scrosati entrarono a far parte delle più celebri collezioni di arte moderna dell’epoca, raccolte da noti mecenati milanesi come Francesco Turati o Alessandro Durini, puntuali acquirenti alle mostre annuali e arbitri autorevoli dell’andamento del mercato d’arte.” (Zazzi, Mazzocca).
Comanducci A.M, vol II, p. 750 e 752. Zazzi P e Mazzocca F., Fiori dell’Ottocento. Scrosati e la Scuola lombarda”, pp. 38-39. Istituto Matteucci, studio e catalogazione dell'arte italiana del XIX secolo.

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