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PROBST BALTHASAR GEORG. Prospectus curiae in Foro Merca torum dicto, Mediolani. Veduta della Curia alla piazza dei Mercanti a Milano…Augusta, 1760.

PROBST BALTHASAR GEORG. Prospectus curiae in Foro Merca torum dicto, Mediolani. Veduta della Curia alla piazza dei Mercanti a Milano…Augusta, 1760. | Stampe |

Stampe
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Descrizione

Incisione all'acquaforte (410 x 310 mm) acquarellata all'epoca. Esemplare senza il titolo in controparte. Qualche piccola gora nella parte superiore in corrispondenza del cielo. Piccolo strappo restaurato al margine inferiore. Leggera antica controfondatura. Margini sobri.
Veduta di Piazza dei Mercanti a Milano animata da personaggi, incisa all'acquaforte ed edita da Georg Balthasar Probst ad Augusta nel 1760. La tavola fa parte della serie di 4 vedute di Milano realizzate da Probst e derivate da quella di F. B. Werner. "I titoli sotto la veduta si ripetono in francese, italiano e tedesco in due colonne" (Arrigoni). Al margine inferiore destro: "Georg Balthasar Probst, excud. A. V." La piazza è animata da personaggi e il Duomo sullo sfondo è raffigurato già ultimato secondo il progetto di Carlo Buzzi.
La stampa è disegnata come una scenografia e appartiene al genere delle "vedute ottiche". Questo tipo di stampe erano nate per essere inserite all'interno di scatole ottiche, "lanterne magiche", che portavano il suggestivo nome di "Mondo Nuovo". In questi casi le vedute venivano traforate in corrispondenza di finestre e luci e rivestite con cartine colorate trasparenti incollate al verso. La cassa di legno garantiva il buio necessario. Candele o lampade a olio retroilluminavano il foglio creando un effetto giorno/notte. Le lanterne magiche erano strumenti di intrattenimento popolare allestiti da ambulanti nelle fiere, molto apprezzati anche nei saloni della borghesia e della nobiltà. La visione di scenari urbani spettacolari (piazze, palazzi, chiese, teatri…) appagava e alimentava il desiderio di conoscere luoghi lontani ampliando i limiti della conoscenza e dell’immaginazione.
Arrigoni, Milano nelle vecchie stampe, n. 125.

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