Un uomo in un fosso (Vaniloquio senza capo nè coda)
Un uomo in un fosso (Vaniloquio senza capo nè coda) | Libri antichi e moderni | Scarpelli, Filiberto (Tito Livio Cianchettini)
Un uomo in un fosso (Vaniloquio senza capo nè coda)
Un uomo in un fosso (Vaniloquio senza capo nè coda) | Libri antichi e moderni | Scarpelli, Filiberto (Tito Livio Cianchettini)
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Dettagli
- Anno di pubblicazione
- 1938
- Luogo di stampa
- Milano-Roma,
- Autore
- Scarpelli, Filiberto (Tito Livio Cianchettini)
- Pagine
- pp. 141 [3], illustrazioni in bianco e nero fuori testo su carta patinata.
- Editori
- Editoriale Arte e Storia,
- Formato
- in 8°,
- Edizione
- Prima edizione. Dalla collezione di Giampiero Mughini.
- Soggetto
- Narrativa Italiana del '900
- Descrizione
- brossura illustrata con risvolti (disegno di Furio Scarpelli),
- Prima edizione
- True
Descrizione
LIBROPrima edizione. Dalla collezione di Giampiero Mughini.Distacco del piatto posteriore fermato, per il resto più che buon esemplare.Romanzo postumo di Filiberto Scarpelli, giornalista, scrittore e sodale del movimento futurista, fondatore nel 1900 del celebre giornale satirico «Il travaso delle idee» nonché padre dello sceneggiatore e disegnatore Furio (che qui, non ancora ventenne, firma la copertina), del regista Manlio e del direttore della fotografia Marco. Assassinato a Roma a colpi di pistola nel 1933, cinque anni dopo la sua scomparsa «Un uomo in un fosso» uscì preceduto da una prefazione di Francesco Sapori, che ripercorre la vita di Scarpelli, la sua attività da grande umorista, le sue molte e importanti collaborazioni, la sua fine violenta: «A Roma, nell’estate del 1933, all’angolo di via della Lupa, l’inseorabilità d’un creditore proruppe nella duplice vicenda omicida, che spezzò e chiuse nel sangue l’esistenza di Filiberto Scarpelli. Dal placido mondo dei trapassati, i suoi occhi delusi scorgevano ancora, dietro le lenti, la vicenda terrestre come un pericolo crescente frammezzo a precipizii che conducono alla perdizione? “Io non seppi vivere. Forse perché amai troppo la vita”. S’è voluto rendere omaggio a tanta sventura; a tanto amore».