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Poesie di Umberto Saba. Con prefazione di Silvio Benco

Poesie di Umberto Saba. Con prefazione di Silvio Benco | Libri antichi e moderni | Saba, Umberto

Libri antichi e moderni
Saba, Umberto
Casa Editrice Italiana (coi tipi della Società Tipografica - Cooperativa - Città di Castello),, 1911
2500,00 €
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Dettagli

  • Anno di pubblicazione
  • 1911
  • Luogo di stampa
  • Firenze,
  • Autore
  • Saba, Umberto
  • Pagine
  • pp. 117 [3].
  • Editori
  • Casa Editrice Italiana (coi tipi della Società Tipografica, Cooperativa - Città di Castello),
  • Formato
  • in 16°,
  • Edizione
  • Prima edizione.
  • Soggetto
  • Poesia Italiana del '900
  • Descrizione
  • brossura stampata in nero ai piatti e al dorso,
  • Prima edizione
  • True

Descrizione

LIBRO Prima edizione. CON AUTOGRAFO. Esemplare più che buono (limitata traccia di nastro adesivo al dorso, carte perimetralmente brunite), completo della brossura originale e pregiato da dedica autografa di Saba alla prima carta «All’Università popolare di Genova | Umberto Saba | Trieste - via Domenico Rossetti 26 p. t.». Opera prima impressa a spese dell’autore nel novembre del 1910 dalla fiorentina Casa Editrice Italiana, benché la data al colophon fissi la pubblicazione al 1911. La silloge – che vede già l’adozione dello pseudonimo “Saba” in luogo del cognome di famiglia “Pioli” – accoglie trentacinque liriche suddivise in tre parti, con la celebre poesia dedicata alla moglie Lina posta in chiusura. Rarissimo a trovarsi con la copertina originale conservata, di questo esordio il prefatore Silvio Benco disse che si trattava di “cose poetate” «sentendole […] con anima aperta; onde è per giusto direi che della molta sua originalità individuale Umberto Saba è ben riuscito a mettere qualcosa nell’arte». Impietoso e laconico il commento che invece riservò lo stesso Saba a «Poesie» nel suo «Storia e cronistoria del Canzoniere» (1948), scritto in terza persona celandosi dietro il nome de plum “Giuseppe Carimandrei”. Analizzando la propria particolare condizione di italiano triestino, scrisse infatti: «“La situazione di un triestino che scriveva per l’Italia da Trieste (la grande maggioranza delle poesie del Nostro fu composta a Trieste, “laggiù”, come dicevano gli italiani) era difficile. Non tanto, nel caso di Saba, per ragioni formali (il suo senso innato della lingua e della forma italiana fu notato dal Borgese e da altri già a proposito del suo primo – sbagliatissimo – libro di versi: Poesie), quanto perché il cielo che sta sopra la sua poesia, che tutta la compenetra, quel cielo anche, ma non solo, materiale, che alcuni nostri predecessori dissero “inconfondibile”, è proprio il cielo di Trieste, quello cioè dell’“altra sponda”. Saba fu insomma, malgrado la sua italianità formale (maggiore in lui che nei suoi contemporanei) e la sua universalità umana, un “periferico”».

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