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Officina

Officina | Libri antichi e moderni | [Pasolini, Pier Paolo - Leonetti, Francesco - Roversi, Roberto]

Libri antichi e moderni
[Pasolini, Pier Paolo - Leonetti, Francesco - Roversi, Roberto]
Libreria Palmaverde (poi: Bompiani Editore),, 1955-1959
1700,00 €
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Dettagli

  • Anno di pubblicazione
  • 1955-1959
  • Luogo di stampa
  • Bologna,
  • Autore
  • [Pasolini, Pier Paolo - Leonetti, Francesco - Roversi, Roberto]
  • Pagine
  • paginazione continua tra le due serie: pp. 537 [17]; 111 [1].
  • Editori
  • Libreria Palmaverde (poi: Bompiani Editore),
  • Formato
  • in 8°,
  • Soggetto
  • Poesia Italiana del '900 Narrativa Italiana del '900
  • Descrizione
  • brossura in carta craft stampata ai piatti e al dorso in colori diversi per ogni numero; seconda serie con brossura nera stampata in bianco poi in giallo;

Descrizione

PERIODICO Rara collezione completa. Dalla collezione di Giampiero Mughini. Collezione completa in 13 fascicoli complessivamente in stato più che buono quando non ottimo (uniforme brunitura alle carte, alcuni segni d’attenzione a matita colorata nel testo). Nata in un’epoca di passaggio quale furono gli anni ’50 in Italia, per iniziativa di un manipolo di trentenni, «Officina» rappresentò la più vivace sede di sperimentazione critico-letteraria del suo tempo. Precisata al colophon come «Fascicolo bimestrale di poesia | Redattori | Francesco Leonetti, Pier Paolo Pasolini, Roberto Roversi», uscì dal maggio 1955 all’aprile 1958 per 12 numeri (ma 11 fascicoli: n. 9/10 doppio), con frequenza presto ridotta a soli tre fascicoli l’anno, tutti pubblicati in seicento copie a spese di Roversi (che faceva il libraio antiquario). Dopo una pausa di un anno, riapre con una «nuova serie» nel 1959, sotto le insegne di Bompiani: ma subito il secondo fascicolo (giugno) viene censurato a causa di «A un Papa», «aspro epigramma pasoliniano in morte di Pio XII» (In forma di rivista, cat. della mostra Roma 1991, p. 87); Bompiani ritira il suo supporto, il numero esce senza editore e la rivista chiude definitivamente. -- Sulle pagine di «Officina» venne portato avanti un lucido programma di ripensamento critico — tra Gramsci, Contini, Spitzer e Auerbach — affidato alla sezione «La nostra storia» e alla penna di Pasolini, Leonetti, Romanò, Scalia, che ripercorrono le tappe salienti dell’Ottocento, del passaggio di secolo e del primo Novecento (Leopardi, Manzoni, la scapigliatura, il decadentismo, Pascoli, i crepuscolari.). La sezione «Testi e allegati» ha ospitato in originale le più interessanti esperienze poetiche e di narrativa breve contemporanea: a parte ovviamente i lavori del trio redazionale (tra i quali proprio non si possono tacere «I campi del Friuli» e «La religione del mio tempo» di Pasolini), i versi di Fortini, Bertolucci, Luzi, Caproni (La piccola porta), Sbarbaro (Scampoli), Rebora (I canti dell’infermità), Penna, Erba, Ungaretti (Cantetto senza parole), la prosa di Sciascia (La sesta giornata) e Volponi. Nomi che oggi appaiono garantiti ma che nella seconda metà del decennio 1950-1960 erano per lo più scommesse tutt’altro che scontate, oppure raffinate e precise scelte di continuità con una parte del Novecento già trascorso. Basti fare l’esempio della «Piccola antologia neo-sperimentale» apparsa sul numero 9-10 (giugno 1957), radunando Arbasino, Sanguineti, Pagliarani, Rondi, Diacono, Staniero e Ferretti, vero pre-battesimo di quello che diverrà il Gruppo 63 e dimostrazione della straordinaria capacità di «Officina» nel rendersi tribuna e megafono di ogni esperienza contemporanea di qualità, a prescindere da gusti e posizioni. -- Ma immediatamente esemplificativi del ruolo fondamentale svolto da «Officina» nella seconda metà degli anni cinquanta sono i due inediti pubblicati in «Appendice» ai dodici numeri della prima serie: «Il libro delle Furie» di Carlo Emilio Gadda — ovvero l’unica parte di «Eros e Priapo», opera del 1945, che lo scrittore riuscì a pubblicare prima della tarda e infausta edizione Garzanti 1967, un testo che poco prima di venire accolto entusiasticamente su «Officina» era stato rifiutato da «Botteghe oscure», «Letteratura» e «Paragone» (ovvero le grandi riviste letterarie degli anni ’50); l’esordio di uno che sarà tra i massimi scrittori italiani del secondo Novecento, «I giovani del Po’» di Italo Calvino. -- I due soli numeri della nuova serie mostrano un deciso cambiamento (verrebbe da dire: ripiegamento) in direzione di un programma più definito e circoscritto, naturalmente molto politico, dominato dalla sezione di apertura «Il nuovo impegno»: a fianco del nucleo redazionale (che comprende sempre Romanò, Scalia, Volponi) si afferma stabilmente Franco Fortini, e tra le collaborazioni va citata soprattutto quella di Moravia (Aforismi linguistici). -- Qualche parola merita infine l’aspetto grafico, curato dallo stesso Roversi, di bilanciato gusto razionalista in copertina, con l’unica concessione del disegno in quarta: «Allo stesso Roversi è riconducibile la scelta del simbolino di ‘Officina’ [.] un disegnino posto sul retro di copertina e tratto da un antico graffito: un arciere dipinto in rosso nella cava di Valltorta presso Albocacer (Castellòn), scelto da Roversi come ‘simbolo dell’uomo che è all’attacco, che tende’» (Ferretti).

Edizione: rara collezione completa. dalla collezione di giampiero mughini.

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