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LETTRES SUR L'ITALIE EN 1785. PREMIÈRE (- TROISIÈME) PARTIE.

LETTRES SUR L'ITALIE EN 1785. PREMIÈRE (- TROISIÈME) PARTIE. | Libri antichi e moderni | Dupaty, Jean-Baptiste Mercier (La Rochelle 1746 - Paris 1788)

Libri antichi e moderni
Dupaty, Jean-Baptiste Mercier (La Rochelle 1746 - Paris 1788)
Chez Maradan (Chez Desenne - Maradan), 1809
143,00 €
(Torino, Italia)
Chiusi per ferie fino al 31 Luglio 2026.

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Dettagli

  • Anno di pubblicazione
  • 1809
  • Luogo di stampa
  • Paris
  • Autore
  • Dupaty, Jean-Baptiste Mercier (La Rochelle 1746 - Paris 1788)
  • Editori
  • Chez Maradan (Chez Desenne, Maradan)
  • Soggetto
  • letteratura francese, viaggio, in francese, viaggiatori stranieri in Italia, carceri
  • Descrizione
  • Ben conservato, con lievi segni del tempo sulla copertina e tenui arrossamenti delle carte; sui frontespizi leggeri aloni per il contatto con le tavole all'antiporta.

Descrizione

Legatura coeva in mezza pelle nocciola con fregi dorati e in nero, titoli dorati su tassello petrolio, tagli spruzzati azzurri, in diciottesimo cm 13 x 8.5, tre parti legate in un unico tomo, ciascuna con propria antiporta incisa, pp VIII 201 (1), (4) 239 (1), (4) 194 (2). Segnatura: [](4) 1.1-1.17(6), [](4) 2.1-2.20(6), 3.1-3.16(6) 3.17(4). Ben conservato. Graziosa, minuta edizione primo ottocentesca di questo fortunato memoriale di viaggio in Italia del giurista francese Jean-Baptiste Mercier Du Paty, sotto forma di lettere inviate ai famigliari. Il letterato compì il viaggio nel 1785, con l'intenzione di documentarsi sui sistemi giuridici della penisola: partito dal Sud della Francia (le prime lettere trattano di Avignone e Vaucluse, Toulon, Nizza e Monaco), Dupaty soggiornò a Genova (lettere VII-XXII), Lucca (XXIII), Pisa (XXIV), Firenze (XXV-XLIII), si trattenne a lungo a Roma (lettere XLIV-XCII, l'intera seconda parte dell'opera e l'inizio della terza) e a Napoli (XCIII-CXVI), con escursioni a Portici (XCVI), Salerno (XCVII), Paestum (XCVIII), Vesuvio (C) e Pompei (CXII). Accanto a note su monumenti, chiese e opere d'arte l'autore offre liriche descrizioni di stampo pre-romantico dei paesaggi e delle rovine, e - cosa non comune nella letteratura odeporica dell'epoca - acute osservazioni sulla situazione politica, giuridica e sociale italiana, le carceri, la criminalità e la corruzione; le critiche allo stato pontificio valsero alle Lettres la seppur tardiva messa all'Indice, nel 1826. L'opera conobbe notevole successo in Francia e in altri paesi d'Europa, con numerose ristampe e traduzioni in diverse lingue. Lo stesso piccolo formato di questa edizione portatile suggerisce lo status di «best seller» del Grand Tour, ed in linea con tale sensibilità all'antiporta della seconda e terza parte si trovano uno scorcio di Tivoli e una veduta del Vesuvio in eruzione con piccole figure di turisti che ammirano il paesaggio; queste antiporte sono incise da Jacques-Joseph Coiny, mentre quella della prima parte, col ritratto dell'autore, è firmata C.E. Gaucher da invenzione di C.J. Notté. Wilson, The literary travelogue, p. 10: «Under the convenient disguise of letters to his family, Dupaty, the distinguished jurist, embraces a variety of subjects that extend far beyond landscapes and tourist attractions. (.) Dupaty gives dramatic and thoughtful descriptions of paintings, statues, and landscapes, but he also enriches the narrative with perceptive evaluations of the social and legal conditions in the Italian city-states. He also occasionally intersperses prose descriptions of nature with verse quotations, some which are his own translations of the Latin Elegaic poets. Roman ruins inspire the author with melancholy reveries (.) but he scrutinizes the different legal systems (most of which are terribly corrupt) and penal codes with the eye of a professional lawyer»; Boucher de la Richarderie II, p. 498: «On croira facilement que, frappé, comme l'étoit Dupaty, des vices de la législation criminelle en France, il a porté une vue attentive sur celle des divers Etats de l'Ita-lie: c'est une des parties de son Voyage où il a montré le plus de sagacité dans ses observations.»; Fossati Bellani, I, 417; Barbier, II, 10439.

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