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Il sapore ferroso dell'abbandono

Il sapore ferroso dell'abbandono | Libri antichi e moderni | Patrizia Camedda, Silvia Rosa

Libri antichi e moderni
Patrizia Camedda, Silvia Rosa
La Vita Felice, 2026
11,40 € 12,00 €
(Milano, Italia)

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Dettagli

  • Anno di pubblicazione
  • 2026
  • ISBN
  • 9791257980207
  • Autore
  • Patrizia Camedda
  • Pagine
  • 76
  • Collana
  • Agape (276)
  • Editori
  • La Vita Felice
  • Formato
  • 199×120×6
  • Soggetto
  • Poesia di singoli poeti, Poesia moderna e contemporanea (dal 1900 ca. in poi)
  • Prefatore
  • Silvia Rosa
  • Stato di conservazione
  • Nuovo
  • Lingue
  • Italiano
  • Legatura
  • Brossura
  • Condizioni
  • Nuovo

Descrizione

"Nella sua silloge d’esordio Patrizia Camedda traccia, attraverso un linguaggio immaginifico dalla forte connotazione sensoriale, un itinerario lirico teso a indagare la topografia dello sradicamento, l’inciampo nelle lacune di senso e l’affaccio della possibile rinascita di un’umanità in crisi, a cui l’Io poetico presta voce e sguardo, che si muove in una geografia dei luoghi e dell’anima dalle fattezze inospitali e distopiche. In questo mondo riassunto in fotogrammi cupi di periferie industriali abbandonate si apre però un varco luminoso, a ricordare che anche dove tutto sembra morire, qualcosa verdeggia «al margine dell’ombra». La cifra stilistica di queste poesie è racchiusa nella sintesi equilibrata tra rigore formale e vivace espressività depurata da compiacimenti estetizzanti, che si traduce nella crudezza e nella musicalità del dettato (simile al rumore di fondo della città), ma anche in una ricerca costante di matericità e consistenza sensoriale. Leggere queste pagine aiuta a riconciliarsi con le «cicatrici» che la perdita di un mondo dai tratti familiari ha impresso sul volto di ognuno di noi, che sia il microcosmo popolato dalle nostre vicissitudini interiori o il reticolo intricato che abitiamo insieme ai nostri simili, in una precaria linea temporale interrotta da eventi che ne sconquassano l’orizzonte, e a ricordare che non siamo destinati a diventare rovine, siamo piuttosto «ciò che resta/ e resiste», imparando a rinnovarsi". Dalla prefazione di Silvia Rosa.

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