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De fabula equestris Ordinis Constantiniani Scipionis Maffeii Marchionis. Manoscritto cartaceo in latino. Italia, secolo XVIII

De fabula equestris Ordinis Constantiniani Scipionis Maffeii Marchionis. Manoscritto cartaceo in latino. Italia, secolo XVIII | Libri antichi e moderni | MAFFEI, Scipione (1675-1755)

Libri antichi e moderni
MAFFEI, Scipione (1675-1755)
850,00 €
(Modena, Italia)

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Dettagli

  • Autore
  • MAFFEI, Scipione (1675-1755)
  • Soggetto
  • Manoscritti
  • Stato di conservazione
  • Buono
  • Lingue
  • Italiano
  • Legatura
  • Rilegato
  • Condizioni
  • Usato

Descrizione

Folio (278x200 mm). [72] carte complessive, di cui 21 bianche. Fascicolazione: I-II20 III18 IV14. Elegante e chiara scrittura corsiva con citazioni in greco e marginalia di altra mano. Cartone coevo cucito alla rustica con rinforzi in pelle al dorso, titolo manoscritto (“De Fabula equestris Ordinis Constantiniani Scipionis Maffeii, Marchionis Epistola Giberto Cupero. Cum eiusd.[em] Maffeii Ep[pistu]la Dominico Theupolo patritio Veneto et Senatori”) e varie segnature (“7553”, “N.° 290”, “B 129”) al piatto anteriore (restauri e piccole mancanze). Ottima copia molto fresca e genuina.
Contenuto:
Cc. 1-2 bianche;

3r: De fabula Equetris [sic] Ordinis Constantiniani Scipionis Maffeii Marchionis epistola;
3v bianca;
4r: Dominico Teupolo Senatori Veneto S.P.D. Scipio Maffeius. Incipit: “Quonam meo fato Senator amplissime, factum esse putem, ut quod à me non ita pridem vir doctus […]”;
6r: Viro undequaque Illustri Gisberto Cupero S.P.D. Scipio Maffeius. Incipit: “Longe serius quam constitueram, et quam tibi, Vir / Doctissime, superioribus literis premiseram, fidem meam […]”;

Epistola Dominico Teupolo Senatori.

50v: explicit (“Dabam VeronaeIdibus Aug. Anni MDCCXI”);
51r: Domenico Teupolo Senatori Scipio Maffeius. Incipit: “Haec sunt, Vir amplissime, quae de hac questione pro ingenii mei tenuitate disservi […]”;
54-72 bianche.

Il breve trattato storico del Maffei, indirizzato all'erudito e filologo olandese Güjsbert Kuiper (Gisbertus Cuperus, 1644-1716), uscì a stampa nel 1712 con falso luogo Zurigo per i tipi di Albert Gratz. L'opera ebbe circolazione manoscritta probabilmente sia prima che dopo l'apparizione dell'edizione a stampa. Essa suscitò infatti molte controversie e fu posta all'Indice nel 1714.
“A Roma egli [Maffei] aveva avviato anche ricerche tese a smentire l'antichità dell'Ordine Costantiniano, istituito nel 1699 dal duca di Parma Francesco Farnese sulla base delle millanterie di un certo Giovanni Andrea Angeli, preteso discendente dell'imperatore bizantino Isacco Angelo, e poi approvato dal papa e dall'imperatore. Il Maffei mostrò nel trattatello De fabula Equestris Ordinis Constantiniani […] che nessun ordine cavalleresco era anteriore alle Crociate e che l'imperatore Costantino non aveva nulla a che fare con l'impostura del Comneno. Le autorità ecclesiastiche si mossero compatte contro di lui, ottenendo il sequestro del trattatello, posto all'Indice nel 1714, come irrispettoso dell'autorità papale. A distanza di anni il Maffei subì ancora intimidazioni e minacce a causa di quella pubblicazione” (G.P. Romagnani, Maffei, Scipione, in: “Dizionario Biografico degli Italiani”, vol. 67, Roma, 2006, s.v.).
“Scritta nella primavera stessa del 1711 a Verona, la dissertazione venne stampata l'anno dopo, come si è detto, a Parigi, in grande segreto e con la falsa data di Zurigo, a cura del padre Bernard de Montfaucon e dei monaci benedettini dell'abbazia di Saint Germain de Prés. In essa il Maffei, forte del fatto che non può essere autentico un ordine equestre risalente a Costantino perché la vera origine di tali ordini risale solo alle Crociate, in uno stile chiaro e leggermente ironico demolisce i falsi diplomi e quella tarata macchina d'antichità che mascherava l'impostura; sostiene che nessun valore possono avere i brevi pontifici quando non siano validi i privilegi su cui poggiano, e che il papa deve ritenersi giudice supremo ed infallibile solo in argomenti di fede e di morale, non già in quelli che hanno attinenza con le scienze, con la filosofia e la storia. Conclude dicendo che l'approvazione del papa Clemente XI riguardava solo gli statuti del nuovo ordine, non già l'incredibile favola costantiniana che si voleva porre a fondamento dell'ordine stesso. Le poche lodi tributate ai Farnesi non salvarono l'autore dalla collera e dalla reazione del duca. Questi prima cercò con ogni mezzo di impedire la diffusione dell'operetta; poi richiese al Maffei di raccogliere tutte le copie e di fargliele avere. Il furbo marchese non

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