Alla maestà del Re di Napoli n.s. chi Dio maggiormente feliciti. Umile rappresentativa concernente il privilegio del Foro militare.
Alla maestà del Re di Napoli n.s. chi Dio maggiormente feliciti. Umile rappresentativa concernente il privilegio del Foro militare. | Libri antichi e moderni | Corimbi Luigi (Uditore Di Guerra Della R. Piazza Di Capua)
Alla maestà del Re di Napoli n.s. chi Dio maggiormente feliciti. Umile rappresentativa concernente il privilegio del Foro militare.
Alla maestà del Re di Napoli n.s. chi Dio maggiormente feliciti. Umile rappresentativa concernente il privilegio del Foro militare. | Libri antichi e moderni | Corimbi Luigi (Uditore Di Guerra Della R. Piazza Di Capua)
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Dettagli
- Anno di pubblicazione
- 1735
- Luogo di stampa
- in fine: Capoa
- Autore
- Corimbi Luigi (Uditore Di Guerra Della R. Piazza Di Capua)
- Editori
- S.d.t.
- Lingue
- Italiano
Descrizione
8°. pp.(54)-2 bb. p. perg. coeva. antico tit. calligr. al dorso. lievi macchie. Un numero è scritto in antica grafia all'angolo sup. esterno e in alcune pagg. ha lasciato una macchia scura che non interessa mai il testo. Lievi fioriture. l'ult.c.b. che era stata incollata alla sguardia. presenta lievi increspature. Un segno a matita azzurra sotto al nome dell'Aut. al front. Nel 1735 Carlo III conquistò il regno di Napoli e iniziò la dinastia dei Borboni di Napoli. In questa "rappresentativa". l'Aut. si rivolgeva al sovrano per il mantenimento del privilegio dei militari di essere giudicati da un proprio Foro: "Signore. scrivo con buon zelo di vassallo. e m'è parso conveniente rappresentarle che per estensione del celebre privilegio della legge unica C. quando Imperator inter pupillos et Viduas etc. conceduto dall'aug. imp. Costantino a tutti li miserabili. corre tra alcuni ceti di persone di questo regno una prerogativa di trarre nel proprio Foro li rei convenuti in giudizio. la quale fu latinamente chiamata: Trahit et non trahitur." (p.3) e prosegue con la spiegazione dell'origine e natura del "trahit et non trahitur". ossia "la volontà di trarre a sé e non esser tratto da altri"(p.9): gli uomini. dalla fase infantile. in cui "traggon a se quanto basta ad essere". diventano "insaziabili intelligenze col desiderio immoderato e proprio dell'umana avidità (e) non son contenti ancorchè tirassero a se tutto quel che è fuori di se onde per giungere al fine di quest'appetito universale. s'introdussero le guerre."(p.10) e dopo vari ragionamenti per mostrare la imprescindibile importanza dei militari nel buon andamento di uno Stato. ricorrendo addirittura alla prima investitura militare. data da Dio stesso agli angeli (p.14). difendeva il diritto di non esser giudicati da tribunali comuni.