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à, a, A, / di Patrizia Vicinelli

à, a, A, / di Patrizia Vicinelli | Libri antichi e moderni | Vicinelli, Patrizia

Libri antichi e moderni
Vicinelli, Patrizia
Lerici,, 1966-1967
1250,00 €
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Dettagli

  • Anno di pubblicazione
  • 1966-1967
  • Luogo di stampa
  • Milano,
  • Autore
  • Vicinelli, Patrizia
  • Pagine
  • pp. 38 [2].
  • Collana
  • collana «Lerici Poesia», 4,
  • Editori
  • Lerici,
  • Formato
  • in 8°,
  • Edizione
  • Prima edizione. Con dedica autografa. Dalla collezione di
  • Soggetto
  • Poesia visiva
  • Descrizione
  • brossura bianca con titoli neri,
  • Prima edizione
  • True

Descrizione

LIBRO Prima edizione. Con dedica autografa. Dalla collezione di Giampiero Mughini. CON AUTOGRAFO. Ottimo esemplare completo del rarissimo vinile editoriale bianco in supporto flexi-disc. Dedica autografa dell’autrice alla prima carta. Prima opera in volume di Patrizia Vicinelli maggiormente legata, già in quegli anni di vicinanza al movimento neoavanguardista e di personale e radicale ricerca sperimentale, alla dimensione performativa in cui parola, puro suono e corpo partecipano congiuntamente alla costruzione dell’atto poetico. E basterà qui come esempio la notissima performance al convegno di La Spezia del 1966 del Gruppo 63, ricordata per la straordinaria intensità espressiva che investì e impressionò i presenti. A qualche mese di distanza dall’uscita del libro - edito da Lerici nel 1966 ma finito di stampare nel gennaio 1967 -, Adriano Spatola scrisse in un’incisiva e problematizzante recensione apparsa nel numero 27 di «Il Verri»: «Nella Vicinelli addirittura è il mondo a sostenere il ruolo più importante, a costituire la struttura stessa dell'attività poetica: entra da padrone nel recinto sacro, calpesta quelle convenzioni letterarie e culturali che la prudenza aveva consigliato per tenerlo a distanza, e fa tutt'uno con il linguaggio, diventa l'unico linguaggio possibile. Qui bisognerà sottolineare il fatto che la strada della Vicinelli non è a direzione obbligata, la dimensione esatta del suo lavoro non è facile da definire, e anzi cerca di sottrarsi per sua natura alle definizioni, proprio perché questa poesia tenta, facendo deflagrare il linguaggio, di autodistruggersi, di cancellarsi, e di cancellarsi non solo come genere (il che è stato abbondantemente notato) ma anche e soprattutto come attività umana. Si potrebbe anzi dire, tenendo presente una formula celebre, che la Vicinelli tenti una neodisumanizzazione dell'arte, forse nella speranza di trovare e mettere allo scoperto le radici di un male che è vecchio quanto l'avanguardia: del resto, se una buona parte del libro non esce dall'ambito di quella poesia che qualche anno fa è stata felicemente definita informale, c'è però in molte altre pagine un'idea più limpida e precisa dell'uso che occorre fare delle nuove tecniche di creazione, e quasi una visione inedita, anche se elementare, della realtà» («Il Verri», n. 27, aprile 1968, p. 105).

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