Un fiorentino bizzarro alla Corte di Borgogna: Scaglia Tifi
Un fiorentino bizzarro alla Corte di Borgogna: Scaglia Tifi
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Dettagli
- Anno di pubblicazione
- 1931
- Luogo di stampa
- Firenze
- Autore
- Sapori Armando
- Editori
- Leo S. Olschki
- Soggetto
- Biografie, Storia fiorentina, Usura
- Sovracoperta
- False
- Copia autografata
- False
- Print on demand
- False
- Condizioni
- Usato
- Prima edizione
- False
Descrizione
un vol in 8 cm. 24,7x16 pp. 38 bross. ed. stampata (Estratto dall'Archivio Storico Italiano serie VII vol. XVI) intonso piccoli strappetti ai bordi della copertina 'Tuttavia poteva talvolta anche accadere che, malgrado i lasciti e le generose donazioni, la Chiesa non si peritasse di perseguitare, almeno dopo la morte, il mercante munifico, forse e soprattutto attirata dalla sua cospicua eredità. Fu questo il caso del mercante usuraio Scaglia Tifi (di cui si parla anche a lettura 6, sez. V): non appena giunse a Firenze la notizia della sua morte, avvenuta in Francia (dove egli aveva tutti i suoi affari) e si incominciò a parlare dei tesori accumulati dal fiorentino emigrato e morto senza eredi diretti, l'Inquisizione pensò bene di accusare Scaglia Tifi di aver praticato l'usura, di essere un eretico. Nonostante il suo testamento, rigurgitante di lasciti ad opere pie, Scaglia fu quindi denunciato quale propugnatore di abominevoli eresie e come usuraio impenitente. Il processo naturalmente riconobbe questi suoi delitti, i beni del mercante vennero messi in vendita ed il ricavato passò completamente a vantaggio della Chiesa' (da A.Maria Nada Patrone: L'ascesa della borghesia nell'Italia Comunale)