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Sonecka

Libri antichi e moderni
), Cvetaeva Marina S. Vitale , L. Montagnani (Traduttore
Adelphi 2019 Piccola Biblioteca 733,
14,00 €
(Roma, Italia)
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Dettagli

  • Autore
  • )
  • Editori
  • Adelphi 2019 Piccola Biblioteca 733
  • Curatore
  • Cvetaeva Marina S. Vitale , L. Montagnani (Traduttore
  • Descrizione
  • S
  • Sovracoperta
  • False
  • Stato di conservazione
  • Nuovo
  • Legatura
  • Brossura
  • Copia autografata
  • False
  • Prima edizione
  • False

Descrizione

16mo, br. ed. 287pp. Marina Cvetaeva conobbe l'attrice Sof'ja (Sonecka) Gollidej - il suo ´pi˘ grande amore femminileª - alle soglie del 1919, il ´pi˘ nero, pestilenziale, mortiferoª degli anni postrivoluzionari, quando in una Mosca misera e affamata ´si affratellÚ a una banda di commediantiª: gli attori allievi del Secondo Studio presso il Teatro d'Arte. Ventidue anni - ma con l'aspetto di una ragazza-bambina -, elfo, Mignon, Infanta, Sonecka, che aveva allora grande successo nelle ´Notti biancheª di Dostoevskij, era capricciosa, sentimentale, indisciplinata, instancabile raccontatrice di sciocchezze, sogni, deliziose storielle, con un debole per le ´paroline da collegialeª, i diminutivi, le romanze strappalacrime da cui sembrava lei stessa uscita - l'opposto dell'indole ´virile, retta, di acciaioª di Marina. Fra le due donne nacque una ´amicizia frenetica, reciproca deificazione di animeª, destinata a concludersi quando, dopo neppure un anno, Sonecka abbandonÚ Mosca per seguire il suo ´destino di donnaª. Scritto nel 1937, quando ormai tutto annunciava la catastrofe finale (la Cvetaeva era stata definitivamente proscritta dalla colonia ´ÈmigrÈeª parigina e il marito, smascherato come agente sovietico, sarebbe fuggito di lÏ a poco nella Russia comunista, dove aveva gi‡ fatto ritorno la figlia Alja, dalla quale era arrivata la notizia della morte di Sonecka), all'ombra della perdita e del dolore, il racconto-epitaffio Ë smagliante, luminoso, sembra irradiare vitalit‡ e tepore. Prodigi di una ancora viva affezione, ma anche di una scrittura - sempre sottesa dal pensiero poetico - che coniuga arditamente il sublime con la lingua della vita quotidiana, della strada.

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