Questo sito usa cookie di analytics per raccogliere dati in forma aggregata e cookie di terze parti per migliorare l'esperienza utente.
Leggi l'Informativa Cookie Policy completa.

Sei in possesso di una Carta del Docente o di una Carta della Cultura? Scopri come usarli su Maremagnum!

Poesie

Libri antichi e moderni
Mauro Marè, Giorgio Agamben
Quodlibet, 2025
20,90 € 22,00 €
(Macerata, Italia)
Parla con il Libraio

Metodi di Pagamento

Dettagli

  • Anno di pubblicazione
  • 2025
  • ISBN
  • 9788822923233
  • Autore
  • Mauro Marè
  • Pagine
  • 256
  • Collana
  • Ardilut
  • Editori
  • Quodlibet
  • Formato
  • 206×132×21
  • Soggetto
  • Poesia di singoli poeti, Poesia moderna e contemporanea (dal 1900 ca. in poi)
  • Prefatore
  • Giorgio Agamben
  • Stato di conservazione
  • Nuovo
  • Lingue
  • Italiano
  • Legatura
  • Brossura
  • Condizioni
  • Nuovo

Descrizione

La poesia romanesca, che aveva raggiunto nel XIX secolo nell’opera di Belli un vertice che sembrava impareggiabile, ha conosciuto nelle tre raccolte di Mauro Marè che qui pubblichiamo un esito non meno straordinario, che avvicina inaspettatamente quella che Belli definiva «una favella tutta guasta e corrotta, [.] una lingua non italiana e neppur romana» agli esperimenti più esclusivi ed estremi della poesia del Novecento. Marè, che si iscrive nella tradizione dei poeti notai da Jacopo da Lentini a Jacopone, spinge all’estremo il gesto di Belli: la sua «lingua serciosa», come quella delle liriche petrose dantesche, non è una lingua né un dialetto, ma un idioletto inclassificabile che consiste «nel tradire la parola», nel contaminarla e corromperla, nella perentoria scommessa che, secondo uno dei giochi di parola di cui egli è maestro, ciò che si contamina «si contanima, si anima, si vivifica, rinasce». Scavando in una sorta di infera discesa nella non-lingua di Belli, Marè si è liberato non soltanto dell’italiano e del romanesco, ma per così dire di ogni identificabile lingua. La poesia si situa per lui «tra le cose e il bisogno umano della loro nominazione», in uno spazio prima e al di là di ogni nome e di ogni parola, che Marè paragona a una sorta di impietrito silenzio («pietre, breccole, serci, sampietrini [.] parlate voi la lingua. / Io – pe dispetto – / me sto zitto in dialetto»). Prefazione di Giorgio Agamben.

Logo Maremagnum it