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PARALIPOMENI DELLA BATRACOMIOMACHIA GIACOMO LEOPARDI TORINO 1896

Libri antichi e moderni
Giacomo Leopardi
TORINO 1896, 1896
50,00 €
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Dettagli

  • Anno di pubblicazione
  • 1896
  • Autore
  • Giacomo Leopardi
  • Editori
  • TORINO 1896
  • Soggetto
  • Antica e moderna

Descrizione

GIACOMO LEOPARDI, PARALIPOMENI, DELLA BATRACOMIOMACHIA, TORINO 1896, PAGINE 108 OPERA IN OTTO CANTII Paralipomeni della Batracomiomachia è un ampio poemetto satirico in ottave scritto da Giacomo Leopardi a partire dal 1831 durante il suo soggiorno napoletano. Si presenta come continuazione: paralipomeni viene usato, come già in ambito biblico, per indicare un'aggiunta di cose precedentemente tralasciate, dal greco paraleipómena, a sua volta da paralèipô, appunto omettere, tralasciare[1]) alla Batracomiomachia (Battaglia dei topi e delle rane, dal greco bátrachos (rana), mys (topo) e máche (battaglia), poemetto ellenistico erroneamente attribuito a Omero - di qui l'uso di chiamarlo Batracomiomachia pseudomerica - e già tradotto anni prima da Leopardi., , Il poemetto leopardiano discute, sotto la veste favolosa, gli avvenimenti politici del 1820-21 e il fallimento dei moti rivoluzionari, satireggiando austriaci (rappresentati dai granchi, alleati delle rane), Borbone (rane), e gli insorti liberali napoletani (i topi)., , I liberali-topi, sconfitti dalle rane-pontificie e dai granchi-austriaci, eleggono su base costituzionale il re Rodipane, di cui diventa primo ministro il conte Leccafondi, intellettuale progressista e impegnato in politica; i granchi intervengono per reprimere questo regime, di cui non possono tollerare l'esistenza, mettendo in rovinosa fuga i topi. Il conte Leccafondi allora va in esilio per cercare aiuto per la sua patria oppressa, incontra Dedalo, e scende persino nel regno dei morti a chiedere consiglio ai topi defunti, che però rispondono alle sue domande con una fragorosa risata. Alla fine essi gli consigliano di rientrare in patria e rivolgersi al generale Assaggiatore. Leccafondi riesce a rientrare a Topaia e dopo mille insistenze ad ottenere l'aiuto di Assaggiatore. Il poemetto si interrompe qui, perché come spiega Leopardi, al manoscritto da cui aveva tratto la storia manca la parte finale

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