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Pan. Rassegna di lettere arte e musica

Libri antichi e moderni
[Pan] (Diretta Da Ugo Ojetti)
Rizzoli (Anonima per l’Arte della Stampa),, 1933-1935
450,00 €
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Dettagli

  • Anno di pubblicazione
  • 1933-1935
  • Luogo di stampa
  • Milano-Firenze-Roma,
  • Autore
  • [Pan] (Diretta Da Ugo Ojetti)
  • Pagine
  • circa 160 pagine a fascicolo (numerazione progressiva per ogni volume), più inserti pubblicitari con numeri romani.
  • Volumi
  • 6 voll.,
  • Editori
  • Rizzoli (Anonima per l’Arte della Stampa),
  • Formato
  • in 8°,
  • Edizione
  • Edizione originale.
  • Soggetto
  • Poesia Italiana del '900 Narrativa Italiana del '900 Poesia, Straniera del '900 Narrativa Straniera del '900
  • Descrizione
  • fascicoli rilegati in 5 volumi coevi in tela marrone, pecetta in pelle con titoli oro al dorso,
  • Prima edizione
  • True

Descrizione

PERIODICO Edizione originale. Tutto il pubblicato della rivisa «Pan». 25 fascicoli in ottimo stato con brossure originali ben conservate rilegati in 6 volumi in tela con tassello marrone applicato al dorso. Rivista mensile fondata a Firenze da Ugo Ojetti nel 1933 e attiva dal dicembre dello stesso anno al dicembre del 1935. Pubblicata da Rizzoli con redattori Giuseppe De Robertis e Guido Piovene, dal febbraio 1935 sarà diretta fino alla chiusura dallo stesso De Robertis. In parte erede della precedente avventura editoriale di Ojetti, ovvero il periodico «Pegaso», «Pan. Rassegna di lettere arte e musica» si proponeva di abbracciare in modo più deciso e ampio diverse forme di espressioni artistiche e letterarie. Convintamente allineata al regime - benché il suo interesse rimanesse schiettamente rivolto alla promozione di tutto ciò che era considerato esteticamente degno -, il primo numero si apre con una nota rivolta al lettore in cui l’orizzonte e lo scopo della rivista sono così esplicitati: «Gli anni subito dopo la guerra, aprendo allo sguardo degli uomini un mondo senza precedenti, dettero ai più l’illusione di ricominciare la storia dal niente [.]. Ma già le osservazioni nostre e d’altri [.] mostrano che questa prima, forse necessaria, fase di irriflessione davanti al mondo nuovo è trascorsa. Prima di tutti ne è uscita l’Italia per merito del Fascismo, ormai riconosciuto dovunque come regime esemplare d’ordine umano e d’intelligenza creativa. Non v’è infatti cataclisma che riesca ad abolire la storia e la civiltà romana e italiana. [.] Questo nostro incomparabile passato non è però un limite all’attività degl’Italiani d’oggi e di domani. È anzi un impulso e un aiuto perché essi procedano più rapidamente sulla strada aperta al nuovo ardire. “Humanitas” è parola nostra che riunisce, e dimostra uguali, la spontanea e calda umanità dell’anima e la cultura».

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