Nuovi quaderni di Giustizia e Libertà [La Fiaccola]
Nuovi quaderni di Giustizia e Libertà [La Fiaccola]
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Dettagli
- Anno di pubblicazione
- 1944-1945
- Luogo di stampa
- Milano,
- Autore
- [Giustizia E Libertà]
- Pagine
- circa 100 - 150 pagine a fascicolo.
- Editori
- Casa Editrice “La Fiaccola” ,
- Formato
- in 8°,
- Edizione
- Edizione originale.
- Soggetto
- PoliticaStoria
- Descrizione
- brossure arancioni e lilla,
- Prima edizione
- True
Descrizione
PERIODICOEdizione originale.Tutto il pubblicato dal maggio 1944 all’agosto del 1945 (numeri 1, 2/3, 4, 5/6) dei «Nuovi quaderni di Giustizia e Libertà» nell’edizione stampata a Milano da “La Fiaccola”. Esemplari in ottimo stato, presenti solo leggere tracce del tempo alle brossure. Tutto il pubblicato del 1944 e del 1945 (dal numero 1 del maggio-giugno 1944 al numero 5/6 del gennaio-agosto 1945) dei “Nuovi quaderni di Giustizia e Libertà” nella serie stampata dalla casa editrice milanese “La Fiaccola”. Fondata dai membri del Partito d’Azione Mario Dal Pra, Fermo Sobri e Italo Romanelli, “La Fiaccola” - che richiamava nel nome il simbolo di «Giustizia e Libertà» - si occupò di stampare e diffondere i “Nuovi quaderni”, inizialmente realizzati nella storica tipografia clandestina dell’antifascismo piemontese “L’Alpina”. Riprendendo l’eredità dei primi quaderni di Giustizia e Libertà - quelli voluti da un gruppo di esuli antifascisti guidati da Carlo Rosselli ed Emilio Lussu e stampati a Parigi tra il 1932 e il 1935 - questa nuova serie si propose, a partire dal maggio del 1944, come spazio di discussione alta dei problemi e delle soluzioni legati non soltanto all’ancora opprimente tempo presente, ma anche a quello futuro. Come si legge nelle toccanti pagine introduttive del primo numero infatti: «Le condizioni di lavoro dei superstiti redattori e dei giovani che ad essi si sono associati sono notevolmente più difficili, più pericolose di quelle esistenti dieci o dodici anni fa. La loro maggiore forza è data dalla speranza che ci si trovi ormai avviati verso la sconfitta del nostro nemico più immediato: il fascismo e il nazismo. Ma la sconfitta del nemico non significa ancora necessariamente - e guai a farsi illusioni su questo punto - la vittoria della causa nostra [.]. Bisogna insomma avere il coraggio di dare delle soluzioni che implichino una rottura non solo col fascismo, non solo coi Savoia, non solo col grande capitale parassita, ma con tutto il modo di pensare dell’epoca che finisce».