Magistri Stopini Poetae Ponzanensis Capriccia Macaronica cum nova appendice
Magistri Stopini Poetae Ponzanensis Capriccia Macaronica cum nova appendice
Metodi di Pagamento
- PayPal
- Carta di Credito
- Bonifico Bancario
- Pubblica amministrazione
- Carta del Docente
Dettagli
- Anno di pubblicazione
- 1760
- Luogo di stampa
- Venetiis
- Autore
- Magister Stoppinus (Orsini Cesare)
- Editori
- Typis Dominici Lovisae
- Soggetto
- Letteratura Italiana, Poesia maccheronica
- Sovracoperta
- False
- Copia autografata
- False
- Print on demand
- False
- Condizioni
- Usato
- Prima edizione
- False
Descrizione
In-16°, pp. (2), 119, cartonatura coeva. Fregio tipogr. al tit. L'Orsini, celato sotto lo pseudonimo Magister Stopinus, fu segretario del cardinal Bevilacqua. L'edizione originale era apparsa a Venezia nel 1636. Il libretto raccoglie 8 macaronee, 12 elegie, un'egloga, diversi epigrammi; nel solo Seicento ebbe nove edizioni. 'Non mancano qualità notevoli di osservatore arguto e piacevolmente mordace, che a motivi di rado già trattati dal Berni dà rilievo e sapore mediante il comico linguaggio maccheronico' (Luigi Fassò, in Encicl. Italiana, XXV, 607). Melzi, III, p. 101: 'Havvi di questi Capricci Maccheronici varie edizioni del sec. XVII e XVIII (.). Col pseudonimo di Maestro Stoppino si mascherò Cesare Orsini, da Ponzano, nella Valle di Magra, che fu segretario del cardinale Bevilacqua, e fioriva al principio del secolo XVII. Fu perciò mal a proposito creduto che sotto quel finto nome si celasse Tifi Odassio, padovano (.) forse l'inventore di questo capriccioso genere di poesia, ridicolo impasto di storpiato latino e di grossolano volgare latinizzato, ch'ebbe poi il suo Omero ed il suo Virgilio nel famoso Merlino Cocajo'. Lancetti, p. 259. Affò, 'Memorie de'Scrittori Parmigiani', II, p. 172. Cfr. Cat. Vinciana, 3164-71: 'Forse tuttora meno note di quanto meriterebbero, queste gustose e vivaci satire sono un interessante documento di costume, e sono (.) una delle opere più vive della poesia barocca ed il migliore esempio, dopo il Folengo, del genere maccheronico'. Cfr. Brunet, V, 550; Graesse, VI, 503; Belloni, pp. 341-43; Cian, p. 469.