Lettera autografa siglata, inviata al direttore della Gazzetta Ferrarese, su bella carta intestata col simbolo dell’autore: globo e tripla croce con iniziali intrecciate «T F L d P»
Lettera autografa siglata, inviata al direttore della Gazzetta Ferrarese, su bella carta intestata col simbolo dell’autore: globo e tripla croce con iniziali intrecciate «T F L d P»
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Dettagli
- Anno di pubblicazione
- 1915
- Luogo di stampa
- s.l.,
- Autore
- De Pisis, Filippo (Tibertelli Luigi Filippo)
- Pagine
- 1 bifolio (210x135 mm chiuso), scritte quattro pagine in inchiostro nero, su carta intestata con disegno dell’artista (simbolo a inchiostro rosso: globo e tripla croce con iniziali intrecciate T F L d P).
- Soggetto
- Lettere e cartoline
Descrizione
AUTOGRAFOOttimo esemplare.«Chiarissimo Signore, la ringrazio della gentile ospitalità e del giornale, del quale però questa volta ò ricevuto solo una copia, e molto sciupata; ben inteso, la colpa non è sua. Non so con che parole esprimerle la mia gratitudine, e godo nel vedere che la sua “Gazzetta” si fa sempre migliore anche nella carta e nella stampa. Le sarei grato che volesse accogliermi tre scritti che si ricollegano con “Le visioni di un agnostico”: anzi verrebbero stampati sotto lo stesso titolo con un sottotitolo, ciascuno, beninteso: ogniuno [sic] fa da se. A prima vista possono sembrare cose molto strane, e, forse, spiacevoli, ma mi sembra che abbiano un significato. Sono la descrizione vergine e sincera dello stato d’animo dei nostri poeti nuovi, migliori; leggendo queste prose forse si capiscono meglio alcune poesie specie di Govoni e di Pallazeschi [sic]; è dunque più critica che poesia e forse più filosofia; filosofia scritta come forma d’arte. Gliene mando due frattanto. II La givia. III Il navigante. Le metta Lei quando crede giacché è molto vero quello che mi diceva in una sua lettera che “fare un giornale che non sia un centone è più difficile che fare un libro. La IV gliela manderò, dopo è più lunga. (Dinnanzi al teschio). Le sarei poi grato se volesse indicarmi il genere degli articoli che le fanno più piacere. Le potrei mandare qualcosa di critica d’arte antica, fatta anche con la forma tradizionale degli eruditi. Le mando anche un brano di prosa trecentesca, una traduzione (fatta certo da un minore) di un tratto dell’“Evangelo di Giovanni”. La rinvenni in una pergamena inedita, di una vecchia biblioteca di un convento di Ferrara […]. Avrei anche qualche novella di carattere un po’ nuovo e personale, se ella mi indicasse qualche giornale o Rivista che le potesse accogliere le sarei grato. F.d.P Mi raccomando pure la correzione delle bozze». -- La lettera mette in evidenza la giovanile vocazione letteraria di Filippo de Pisis e la sua volontà di affermarsi come scrittore e critico letterario. Quello che di lì a poco si imporrà come uno dei maggiori pittori del Novecento non solo italiano, si candida a collaborare con questa rivista in qualità di “giornalista culturale”.