Le grandi giornate di Dio e dell'umanità. Disegni di A. Wildt a favore Opera Naz. Orfani di Guerra di P. Semeria-D. Minozzi e Associazione Nazionale Cesare Beccaria.
Le grandi giornate di Dio e dell'umanità. Disegni di A. Wildt a favore Opera Naz. Orfani di Guerra di P. Semeria-D. Minozzi e Associazione Nazionale Cesare Beccaria.
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Dettagli
- Anno di pubblicazione
- 1926
- Luogo di stampa
- Milano-Roma
- Autore
- Wildt, Adolfo
- Editori
- Bestetti e Tumminelli
- Soggetto
- Illustrati Moderni, Wildt
- Sovracoperta
- False
- Copia autografata
- False
- Print on demand
- False
- Condizioni
- Usato
- Prima edizione
- False
Descrizione
In-4° carré (cm 24 x 33,5), pp. 40 ca. non numerate, 12 stupende tavole f.t. di Wildt, brossura editoriale con nastro in tela. Buona copia. Albo realizzato per la raccolta fondi a favore dell'Opera nazionale orfani di guerra di Padre Semeria e Don Minozzi e dell'Associazione nazionale Cesare Beccaria, con le splendide e intense tavole realizzate da Wildt, che raffigurano le grandi giornate della creazione del mondo, le prime età dell'uomo, l'età del paganesimo e la Natività. Wildt Adolfo. Nato da una famiglia di origine svizzera molto povera, Wildt è costretto a lasciare la scuola a 9 anni e lavorare come garzone da un orafo. A 11 anni entra nella bottega di Giuseppe Grandi, dove impara a scolpire, e poi si iscrive all'Accademia di Brera. In questo periodo conosce un ricco collezionista prussiano, Franz Rose, che diventerà suo amico e mecenate, finanziando le sue opere fino al 1912. Nel 1913, gli viene conferito il Premio Principe Umberto per il suo progetto per la fontana La trilogia alla mostra della Secessione di Monaco (oggi nella Società Umanitaria a Milano). Nel 1921 fonda a Milano una scuola del marmo; tra i suoi allievi più famosi sono Lucio Fontana, Fausto Melotti e Luigi Broggini. Il suo stile è influenzato dalla Secessione e dall'Art Nouveau. Nelle sue opere Wildt esalta il senso del silenzio, della malinconia, della sofferenza, ma anche della gioia e della delicatezza, deformando i suoi personaggi in modo simile ai pittori espressionisti. Wildt, infatti, rappresenta uno dei casi più interessanti e 'aperti' del Simbolismo e dell'Espressionismo italiano e internazionale, collocandosi in una sorta di zona di confine tra i due movimenti. Lo stile fortemente sintetico di origine simbolista adottato dall'artista, unito ad un altrettanto robusto irrigidimento di chiave espressionista uniti a tratti classicisti di sapore ellenistico e manierista che, a partire dalla metà degli anni Venti entrano nel suo repertorio, lo porterà paradossalmente a superare i limiti storici del primo decennio del Novecento, per arrivare negli anni Venti ad inserirsi con grande agilità nel clima del 'ritorno all'ordine' e a diventare uno dei più singolari rappresentanti del Déco in Italia.