La Frusta Letteraria di Aristarco Scannabue Tomo Primo Secondo Terzo Terza edizione tratta dallOriginale.
La Frusta Letteraria di Aristarco Scannabue Tomo Primo Secondo Terzo Terza edizione tratta dallOriginale.
Metodi di Pagamento
- PayPal
- Carta di Credito
- Bonifico Bancario
- Pubblica amministrazione
- Carta del Docente
Dettagli
- Anno di pubblicazione
- 1804-1805
- Luogo di stampa
- Milano,
- Autore
- Scannabue Aristarco
- Editori
- Nella Stamperia Sirtori,
- Soggetto
- LETTERARIA LETTERATURA ITALIANA
- Lingue
- Italiano
Descrizione
In 4° (25×18,4 cm); tre tomi in un volume: 240 pp., 234, (2) pp., 124 pp. Legatura in mezza pergamena rigida con autore e titolo impressi in oro su fascetta in pelle ad un tassello. Dorso a 4 nervi. Piatti foderati con bella carta marmorizzata coeva. Piccola xilografia al frontespizio di ogni tomo. Esemplare ancora in barbe ed in ottime condizioni di conservazione. Terza edizione di questopera del celebre critico letterario, traduttore, poeta, scrittore, drammaturgo e linguista torinese, Giuseppe Beretti. La Frusta letteraria fu un periodico quindicinale fondato a Venezia nel 1763; fu diretto e scritto quasi interamente dal letterato Aristarco Scannabue, alias Giuseppe Baretti. Pubblicata tra il 1763 e il 1765, la rivista ottenne un grande successo, soprattutto per le spietate polemiche e i toni accesi con cui il Baretti esprimeva le sue opinioni nei confronti di numerosi letterati suoi contemporanei o del passato. Un aspetto interessante fu il fatto che Baretti decise di scrivere sotto lo pseudonimo di Aristarco Scannabue, personaggio da lui inventato a cui dedica una vivace descrizione nella parte introduttiva. Baretti descrive Scannabue come quella di un ex soldato che ha combattuto per anni in Oriente, completamente opposta a quella del letterato accademico del Settecento. Baretti finge che Scannabue, dopo essersi ritirato in un luogo di campagna, trascorra il tempo a recensire, con forti stroncature, tutti i libri che vengono pubblicati e che gli vendono prestati da un certo don Pietro Zamberlucco, parroco del luogo. Una delle opere più celebri del settecento veneziano. Esemplare in ottime condizioni di conservazione.