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La fede nel comunismo. La tragica utopia di un uomo nuovo senza Dio

Libri antichi e moderni
Zappitello, Gilberto
Itaca, 2013
12,00 €
(Foligno, Italia)
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Dettagli

  • Anno di pubblicazione
  • 2013
  • ISBN
  • 9788852603723
  • Luogo di stampa
  • Castel Bolognese (BO)
  • Autore
  • Zappitello, Gilberto
  • Pagine
  • 400
  • Editori
  • Itaca
  • Formato
  • 21 cm
  • Soggetto
  • Descrizione
  • paperback
  • Stato di conservazione
  • Buono
  • Lingue
  • Italiano
  • Legatura
  • Brossura
  • Condizioni
  • Usato

Descrizione

Brossura editoriale con bandelle, 392 pagine. Presentazione di Giorgio Sgubbi. Ottima copia, poco o nulla frequentata -- "Spiegatemi perché credere in Dio sarebbe ridicolo, mentre non lo sarebbe credere nell'umanità; credere nel regno dei cieli sarebbe stupido, mentre sarebbe intelligente credere nelle utopie terrene" (Aleksandr Herzen). Il comunismo fu una fede tesa a costruire un mondo più giusto, per assicurare la felicità a tutta l'umanità. Il secolo dei Lumi aveva affermato che l'uomo è buono per natura ed è la società che lo corrompe. Di qui la necessità di rimuovere tutto ciò che opprime l'uomo per realizzare il comunismo, "il momento reale dell'emancipazione e della riconquista dell'Uomo" (Marx). Messi alla prova, gli uomini continuarono ad essere imperfetti e inadeguati rispetto alle esigenze di perfezione della ragione e della dottrina. La fede nella capacità dell'uomo di realizzare "il paradiso in terra" si risolse storicamente in un vero e proprio inferno: invece del "sole dell'avvenire" "buio a mezzogiorno". La storia del comunismo invita a riflettere sull'uomo, sui meccanismi della violenza che spesso lo dominano e sul suo inestinguibile desiderio di compimento, che chiede una ragione liberata dalle secche del razionalismo, disposta ad aprirsi alla vastità del reale.

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