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La bella vita

Libri antichi e moderni
Moravia, Alberto [A. Pincherle]
Giuseppe Carabba Editore,, 1935
230,00 €
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Dettagli

  • Anno di pubblicazione
  • 1935
  • Luogo di stampa
  • Lanciano,
  • Autore
  • Moravia, Alberto [A. Pincherle]
  • Pagine
  • pp. [8] 276 [4].
  • Editori
  • Giuseppe Carabba Editore,
  • Formato
  • in 8°,
  • Edizione
  • Edizione originale.
  • Soggetto
  • Narrativa Italiana del '900
  • Descrizione
  • brossura in carta chiarissima color verde acqua (che vira molto facilmente al beige), stampata in nero ai piatti e al dorso;
  • Prima edizione
  • True

Descrizione

LIBRO Edizione originale. Esemplare molto chiaro alla copertina (normali lievi segni d’usura perimetrale; dorso lievemente segnato lungo i fascicoli, appena angolato e con una pecetta vintage di biblioteca privata al piede), leggere diffuse fioriture alla pagine interne, nel complesso in condizioni più che buone. Secondo libro di Moravia, è una raccolta di undici racconti composti tra il 1927 e il 1929 e in parte già apparsi sulla rivista «900». Prima silloge moraviana di novelle uscita sei anni dopo lo straordinario e inaspettato successo di «Gli indifferenti», essa venne così recensita da Pietro Pancrazi sul «Corriere della sera» del 21 marzo 1935: «[.] se in complesso “La bella vita” conferma la morale e il tono de “Gli indifferenti” offrendone, come fa, molte variazioni, ne allarga anche il campo, e qua e là accenna persino una liberazione. Alberto Moravia ha il genio dei personaggi antipatici. Che i suoi personaggi siano per lo più oziosi o falliti o cattivi, questo non dice ancora niente. Si possono avere quei caratteri, e anche peggiori di quelli, senza perciò riuscire antipatici. Spesso i poco di buono sono anzi le figure che (almeno nei racconti) piacciono di più e si ricordano dopo più volentieri. L’antipatia dei personaggi di Moravia ha un’altra origine e quasi fisiologica: nasce, direi, da una loro insufficienza organica. Il male che essi operano non viene mai da un eccesso del cuore o dell’istinto, nasce invece da uno scompenso nervoso. Il loro discorso preparatorio, o monologo interiore, di solito è un tessuto di rancori e di stonature; e quando poi i personaggi di Moravia si decidono a un’azione, a un fatto, sentite che la pressione sanguigna non li accompagna veramente fin lì».

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