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Intatto-Intact. Ecopoesia-Ecopoetry. Testo originale a fronte

Libri antichi e moderni
Massimo D'Arcangelo, Anne Elvey, Helen Moore, Francesca Cosi, Alessandra Repossi, Serenella Iovino, Todd Portnowitz
La Vita Felice, 2017
12,35 € 13,00 €
(Milano, Italia)
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Dettagli

  • Anno di pubblicazione
  • 2017
  • ISBN
  • 9788893461900
  • Autore
  • Massimo D'Arcangelo, Anne Elvey, Helen Moore
  • Pagine
  • 104
  • Collana
  • Agape (163)
  • Editori
  • La Vita Felice
  • Formato
  • 119×200×13
  • Curatore
  • Francesca Cosi, Alessandra Repossi
  • Soggetto
  • Antologie di poesia (vari poeti)
  • Prefatore
  • Serenella Iovino
  • Traduttore
  • Todd Portnowitz
  • Stato di conservazione
  • Nuovo
  • Lingue
  • Italiano, Inglese
  • Legatura
  • Brossura
  • Condizioni
  • Nuovo

Descrizione

"I tre autori di 'Intatto', rispettivamente pugliese e toscano d'adozione, australiana e inglese residente nella Scozia del Nord-Est, sono diversi tra loro: per storia personale, per formazione, per età. Eppure l'attenzione verso il mondo, verso l'altro nel mondo, li fa convergere in un'esperienza comune. Pur mantenendo la propria individualità di stile e immaginazione, essi mettono in comune sguardi e linguaggi cimentandosi a vedere e dire le stesse cose. Se però si vuole individuare una tonalità fondamentale in questo discorso a tre voci, allora bisogna cercarla in una comune aspirazione alla giustizia, in una «ricerca di giustizia poetica nel contesto generale di tutte le forme di espropriazione», scrive Helen Moore. «Perché essere ecopoeta» sottolinea l'autrice inglese, «non è esprimere solo la gioia e la meraviglia di stare al mondo, ma anche la rabbia e il dolore per la devastazione che il capitalismo globale infligge a tutti gli esseri.» Questo stato di guerra, il lutto per le rovine di cui si conoscono i responsabili, ci fanno capire che non c'è nulla di ingenuo, irenico o romantico nell'ecopoesia. Ecopoesia è coscienza di una duplice espropriazione: quella dell'umano — abusato, sfruttato, dominato - e quella del non umano. L'umano è qui spesso carnefice, ma è anche vittima: vittima di soprusi storici, degli abissi di giustizia tra 'noi' e 'loro', e della violenza che annulla le differenze tra chi la subisce. Ancora più presente, però, nella coscienza dell'ecopoesia, è la realtà della dimensione più-che-umana come portatrice di segno e di senso, indipendentemente dal segno e dal senso che vi lascia l'umano. Il segno nella vita non solo umana è la ricchezza d'informazioni dei suoi codici genetici, è la capacità di organizzarsi e di stare al mondo. E il suo senso è patire e gioire, temere e amare, desiderare e sognare." (dalla Prefazione di Serenella Iovino)

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