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Il Cittadino di Repubblica

Libri antichi e moderni
Cebà Ansaldo
Presso Pirotta e Maspero, 1805
150,00 €

Metodi di Pagamento

Dettagli

  • Anno di pubblicazione
  • 1805
  • Luogo di stampa
  • Milano
  • Autore
  • Cebà Ansaldo
  • Editori
  • Presso Pirotta e Maspero
  • Soggetto
  • Pensiero politico, Trattatistica dell'età barocca, Letteratura italiana
  • Sovracoperta
  • False
  • Stato di conservazione
  • In ottimo stato
  • Lingue
  • Italiano
  • Copia autografata
  • False
  • Print on demand
  • False
  • Condizioni
  • Usato
  • Prima edizione
  • False

Descrizione

In-8° (210x135mm), pp. XVI, 288, brossura marmorizzata originale con dorso rinforzato in carta azzurra dell'epoca con titolo manoscritto su tassello cartaceo. Ottimo esemplare in barbe, su carta forte e a fogli chiusi, a margini lievemente diseguali (una firma del tempo e un alone al contropiatto anteriore). Ristampa ottocentesca di questo trattato del noto letterato genovese volto a illustrare e formare le virtù civiche di sentimento del bene comune e di partecipazione alla vita pubblica, dato in luce per la prima volta nel 1617. Le idealità politiche di un trattatista del secolo barocco vengono implicitamente deviate, nella riproposizione dell'opera nella Milano napoleonica, nel senso di un'educazione del cittadino alla fedeltà all'Imperatore. L'edizione doveva costituire il primo volume di una collezione che avrebbe dovuto radunare 'le più rare opere che gli Italiani hanno scritte sulla pubblica morale e sulla legislazione'. A proposito dell'opera ebbe a dire Lodovico Valeriani nel suo Discorso in fine alla sua traduzione di Tacito (Firenze, 1820, vol. V; la citazione è fatta dal Gamba): 'Quand'anche non rendesse quest'opera onorevole la solidità della scienza e la maestria dell'erudizione, dovrebbe aversi assai cara per la vaghezza e purità dello stile; essendo tale la proprietà de' vocaboli, tale la dignità delle frasi, tale l'armonica disposizion d'ogni sillaba, e 'l maestoso andamento della sintassi, che poche opere ha pari per venustà'. Il Cebà (Genova, 1565-ivi, 1623), di nobile famiglia genovese, fu fecondo poeta in volgare, prevalentemente imitatore, con esiti non disprezzabili, del grande modello del Petrarca (nonché del Ronsard), con una quantità di liriche dedicate all'amata Aurelia Spinola, morta giovane nel 1596, e a Geronima Di Negro, poi fattasi monaca. Dopo gli studi a Genova e Padova, ove ebbe maestri lo Speroni e Giasone di Nores, nel 1591 entrò nell'Accademia degli Addormentati, dedicandosi da allora esclusivamente alla professione letteraria. Traduttore di Teofrasto, lasciò anche un altro poema sacro, 'Lazzaro il mendico', nonché il dialogo teorico 'Il Gonzaga ovvero del poema epico'. Cfr. (edizione originale): Vinciana. 364; Gamba, 1853; Graesse, II, p. 95. Sul Cebà, Spotorno, Elogi di Liguri illustri, II, pp. 65 e sgg. e Storia letteraria della Liguria, III, passim e IV, p. 129; P. Restogno, Di un letterato genovese del secolo XVII e sue opere, Sampierdarena, 1906. Oldoini, Athenaeum Ligusticum, p. 39. Soprani, Scrittori della Liguria, p. 29. Belloni, pp. 57-61, 150-151 e passim. Croce, Storia dell'età barocca, passim.

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