Iddio ne scampi dagli Orsenigo. Racconto di V[ittorio]. I[mbriani]. Edizione di C esemplari.
Iddio ne scampi dagli Orsenigo. Racconto di V[ittorio]. I[mbriani]. Edizione di C esemplari.
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Dettagli
- Anno di pubblicazione
- 1876
- Luogo di stampa
- Napoli,
- Autore
- Imbriani, Vittorio
- Pagine
- pp. 39 [1] 32 43 [1].
- Editori
- Stabilimento Tipografico A. Trani,
- Formato
- in 8°,
- Edizione
- Prima edizione nella rarissima tiratura di cento esemplari.
- Soggetto
- Narrativa Italiana dell' 800
- Descrizione
- elegante legatura moderna in pieno marocchino con fregi e tassello con titoli al dorso,
- Prima edizione
- True
Descrizione
LIBROPrima edizione nella rarissima tiratura di cento esemplari.Ottimo esemplare in elegante legatura moderna in pieno marocchino. Qualche sporadico segno del tempo alle carte, per il resto interno fresco e pulito. Uscito a puntate sul «Giornale napoletano di Filosofia e Lettere, Scienze morali e politiche» tra il giugno e l’ottobre 1876, «Iddio ne scampi dagli Orsenigo» apparve nello stesso anno in volume grazie a una rarissima edizione tirata in soli cento esemplari per i tipi di Angelo Trani, allora anche stampatore della rivista fondata e diretta da Vittorio Imbriani, Bertrando Spaventa e Francesco Fiorentino. Successivamente pubblicato nel 1883 da Sommaruga in una versione rivista dall’autore e con il titolo leggermente modificato – «Dio ne scampi dagli Orsenigo» in luogo dell’originario «Iddio» -, il secondo romanzo (dopo Merope IV del 1867) del grande scrittore, giornalista e “demopsicologo” napoletano rappresenta uno dei capolavori della letteratura parodica ottocentesca, giocando tra generi e stili differenti per restituire una feroce satira dei costumi nell’Italia post-unitaria. Non compreso dai suoi contemporanei ma destinato a una maggiore fortuna già a partire dalla definitiva edizione del 1883, il racconto di Imbriani non si limita a mostrare debolezze e miserie della nuova società attraverso il tragicomico triangolo amoroso che vede coinvolti la milanese Radegonda Salmojraghi Orsenigo, l’ufficiale Maurizio della Morte e Donn’Almerinda Ruglia Scielzo. Più in profondità, l’opera rivela la straordinaria capacità di Imbriani di giocare con la lingua italiana, elevandola o abbassandola, usandola nella sua purezza o con contaminazioni dialettali e invenzioni per ritrarre – con ferocia scapigliata - un mondo cangiante e barocco, ridicolo eppure anche terribilmente tragico. Non a caso, nel 1967 Gianfranco Contini parlò di lui come di un «antesignano del Novecento espressionista, un Carlo Emilio Gadda della Nuova Italia» (Cfr. «La Letteratura dell’Italia unita», Sansoni), contribuendo in questo modo alla riscoperta critica di Imbriani. Bibl.: Doria, Bibliografia di Vittorio Imbriani, 102