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I modi nell'opera di Giulio Romano, Marcantonio Raimondi, Pietro Aretino e Jean Frédéric-Maximilien de Waldeck

Libri antichi e moderni
Lawner, Lynne (a cura di)
Longanesi, 1984
16,90 €
(Foligno, Italia)
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Dettagli

  • Anno di pubblicazione
  • 1984
  • Luogo di stampa
  • Milano
  • Autore
  • Lawner, Lynne (a cura di)
  • Editori
  • Longanesi
  • Formato
  • 25 cm
  • Soggetto
  • Descrizione
  • hardcover
  • Stato di conservazione
  • Buono
  • Lingue
  • Italiano
  • Legatura
  • Rilegato
  • Condizioni
  • Usato

Descrizione

Collana "I marmi", 119 - Volume in copertina rigida con sovraccoperta, 126 pagine con 48 illustrazioni in nero fuori testo. Tracce di nastro adesivo rimosso e fioriture ai fogli di guardia, peraltro copia in ottimo stato -- Riemerge uno dei più clamorosi «casi editoriali» del nostro Rinascimento, un'opera che mise a soqquadro la Curia pontificia durante il papato di Clemente VII. Giulio Romano, allievo prediletto di Raffaello, e Marcantonio Raimondi, il migliore incisore dell'epoca, avevano unito i rispettivi talenti nel produrre una serie di stampe raffiguranti con teatrale esibizionismo varie posizioni amorose. Le stampe riscossero un grande successo, soprattutto nei ranghi più elevati della società romana e fra gli alti prelati, ma destarono la collera di papa Clemente che ne ordinò la distruzione e ne vietò la riproduzione sotto pena di morte. Marcantonio Raimondi finì in carcere e Giulio Romano riparò a Mantova. Sfidando il divieto papale, delle stampe venne tirata una seconda edizione arricchita stavolta dai Sonetti lussuriosi dell'Aretino, posti a guisa di commento ai disegni. Ma la censura ebbe ragione di questo libro, che scomparve letteralmente da tutte le biblioteche del mondo, mentre i sonetti sopravvivevano per proprio conto in altre edizioni; finché una copia pirata, stampata probabilmente a Venezia nel 1527, è recentemente ritornata alla luce e, con il permesso dell'attuale possessore, Lynne Lawner si è assunta l'incarico di curarne la stampa. Nasce così questa edizione che riproduce finalmente, dopo più di quattrocento anni, quelle immagini cinquecentesche: esse, nel loro erotico fulgore, sono un segno di quel vigoroso e pagano naturalismo che alimentò lo spirito della Rinascenza.

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