I canti di Maldoror [Les Chants de Maldoror] di Isidore Ducasse comte de Lautréamont. (Traduzione di Marco Lombardi)
I canti di Maldoror [Les Chants de Maldoror] di Isidore Ducasse comte de Lautréamont. (Traduzione di Marco Lombardi)
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Dettagli
- Anno di pubblicazione
- 1944
- Luogo di stampa
- Venezia,
- Autore
- Lautréamont [Isidore Lucien Ducasse]
- Pagine
- pp. 232 [4] sguardie mute.
- Collana
- collana «Letteratura - Stranieri», a cura di Carlo Cardazzo,
- Editori
- Cavallino,
- Formato
- in 8°,
- Edizione
- Prima edizione italiana contemporanea a quella Einaudi.
- Soggetto
- Poesia Straniera dell' 800Narrativa Straniera dell' 800
- Descrizione
- cartonato con sovracoperta interamente illustrata a colori dal pittore Mario De Luigi.
- Prima edizione
- True
Descrizione
LIBROPrima edizione italiana contemporanea a quella Einaudi.Ottimo esemplare, estremamente raro in queste condizioni. Fresco, pulito e intatto anche alla sovracoperta; cartonato con dorso lievemente brunito, per il resto privo di particolari difetti da segnalare; carte fresche, tagli puliti. Esemplare numero 45 di 999.Bella edizione numerata del Cavallino - uscita in contemporanea con quella curata da Fabrizio Onofri per l’Universale Einaudi - dell’opera del 1868 (ma messa in vendita in forma completa solo nel 1874) di Isidore-Lucien Ducasse, con la traduzione di Marco Lombardi e la sovracoperta illustrata dal pittore Mario De Luigi. Figura letteraria quasi leggendaria, morto a soli 23 anni in un albergo parigino mentre le truppe prussiane assediavano la città (forse per tifo o forse suicida) e in seguito considerato dai surrealisti come un anticipatore e un modello, Lautréamont si presentava come un giovane gracile, isolato e dall’aspetto bizzarro, segnato da una costante nostalgia acuita dal trauma del suicidio della madre quando aveva soltanto due anni. E in questo poema lo scrittore francese consegna al protagonista Maldoror tutto il tormento, i sogni angoscianti, l’immaginazione cupa e insieme altissima, la potenza dell’individuo tanto oppresso quanto titanico propri di un certo spirito ottocentesco ma, soprattutto, del suo stesso spirito.