Guerrazzi, Pascoli e la critica moderna. Con alcuni scritti inediti di Giovanni Pascoli
Guerrazzi, Pascoli e la critica moderna. Con alcuni scritti inediti di Giovanni Pascoli
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Dettagli
- Anno di pubblicazione
- 1913
- Luogo di stampa
- Livorno,
- Autore
- [Pascoli, Guerrazzi] Pietro Micheli
- Pagine
- pp. [4] 41.
- Editori
- Raffaello Giusti,editore libraio-tipografo,
- Formato
- in 16°,
- Edizione
- Prima edizione.
- Soggetto
- Poesia Italiana dell' 800
- Descrizione
- brossura editoriale legata a filo, titoli in rosso e nero al piatto superiore e al dorso, al piatto posteriore catalogo editoriale,
- Prima edizione
- True
Descrizione
LIBROPrima edizione.Mancanze al dorso. all’interno bell’esemplare.Non comune opuscolo che contiene uno studio sulla ricezione e il rapporto tra Pascoli, Guerrazzi e la critica coeva, Croce su tutti. Tra gli scritti al tempo inediti ricordati nel titolo, per lo più epistole, si segnala qui la saffica latina «Ad Petrum Micheli». Il testo presenta infatti una storia singolare, che proviamo qui a ricostruire sulla base dei pochi dati a disposizione e in assenza di riscontri nella bibliografia specifica: Pascoli, composto il «Veianio», lo inviò, come di consueto, ad alcuni suoi amici e conoscenti; una delle copie fu spedita proprio a Micheli, accompagnata da una dedica verosimilmente manoscritta contenente il componimento appena citato. Il fatto è testimoniato dallo stesso Micheli: «Io avevo pubblicato poco prima un opuscolo intitolato ‘Guerrazzi, Pascoli e la critica moderna’, in cui, tra altri scritti inediti del Pascoli, c’era una breve saffica latina diretta a me e scritta sulla copertina del ‘Veianius, che mi regalò il poeta» («La rivista di Livorno. Periodico mensile di letteratura e d'arte», 1927, p. 97). Analoga sorte ebbe la copia diretta a papa Leone XIII (Pascoli, «Carmina», ed. Valgimigli, p. 556 e p. 697): sulla copertina, a mo’ di dedica, il poeta scrisse infatti di suo pugno un testo del tutto identico a quello inviato a Micheli. Fanno eccezione pochissime varianti, e però sostanziali, poiché relative proprio al destinatario: al primo verso si leggeva infatti «Villulae, si qua, Pater, otiaris», mentre al settimo «musa. Tu parce hunc, Pater adrogante carpere vatem», con precisi riferimenti al pontefice; il testo indirizzato a Micheli, invece, recava semplicemente «Villulae, si qua lubeat, sodalis» e «musa: tu parce hunc nimis adrogantem spernere vatem». Di fatto, dunque, Pascoli inviò ad almeno due destinatari una dedica personalizzata, che tale però non era. «La rivista di Livorno. Periodico mensile di letteratura e d'arte», 1927 (); Pascoli, «Carmina», ed. Valgimigli, p. 556 e p. 697