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Gli ultimi coriandoli. Romanzo contemporaneo [TERZA EDIZIONE]

Libri antichi e moderni
Arrighi, Cletto [Carlo Righetti]
Presso la Casa Editrice degli Autori-Editori (Tip. - Autori-Editori),, 1867
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Dettagli

  • Anno di pubblicazione
  • 1867
  • Luogo di stampa
  • Milano,
  • Autore
  • Arrighi, Cletto [Carlo Righetti]
  • Pagine
  • pp. 191 [1]; 192.
  • Volumi
  • 2 voll.,
  • Editori
  • Presso la Casa Editrice degli Autori-Editori (Tip., Autori-Editori),
  • Formato
  • in 16°,
  • Edizione
  • Prima edizione “integra”, senza le modifiche imposte dalla
  • Soggetto
  • Narrativa Italiana del '900
  • Descrizione
  • brossura originale color tabacco, con titoli stampati in nero in cornice a doppio filetto, al piatto inferiore del primo volume réclame della «Cronaca grigia», del secondo catalogo editoriale, titoli al dorso,
  • Prima edizione
  • True

Descrizione

LIBRO Prima edizione “integra”, senza le modifiche imposte dalla censura, terza edizione assoluta. Indicazione di «Terza edizione italiana» alla copertina del secondo volume. Ottimo esemplare (qualche menda alle brossure originali, indirizzo della casa editrice eraso al piatto del secondo volume, minime mancanze ai dorsi), molto fresco e a pieni margini, rarissimo a trovarsi così. Prima edizione non censurata di uno dei romanzi fondativi della scapigliatura, finalmente stampato senza i tagli e le modifiche dei revisori austriaci prima e borboni poi (Mariani, Storia della scapigliatura, pp. 690-1). Le avventurose vicende editoriali degli Ultimi coriandoli sono riassunte dallo stesso Arrighi nella prefazione di questa edizione: «Il romanzo che vi offro fu stampato a Milano, e dalla censura austriaca mutilato e malconcio in ogni suo capitolo. Una seconda edizione comparve a Napoli sotto i Borboni, ma — strano a dirsi! — ancora più mutilata dell’austriaca. Sì dell’una che dell’altra credo non resti più in commercio alcun esemplare. Del romanzo intero, qual era uscito, bene o male, dalla penna del sottoscritto, si fece più tardi una terza edizione in Isvizzera, ma non si riuscì a introdurla in Lombardia, giacché fu sequestrata dalla dogana austriaca. Ora che l’Italia è tutta libera, e che non dev’essere permesso disperare letterariamente di essa, mi parve potere con un certo successo intraprendere questa terza edizione preceduta dalla vecchia prefazione, alla quale sono felice di non aver trovato da aggiungere o da levare gran cosa. Addio. 1 dicembre 1866. Cletto Arrighi». -- Notevolissimi gli elementi di novità rispetto all’edizione del 1857: in primo luogo scompare la dedicatoria ad Alessando Manzoni, evidentemente ritenuta superflua una volta che la lingua narrativa di Arrighi, esemplata sul parlato e ispirata a quella dei Promessi sposi, fatta anche di localismi, neologismi e scorrettezze grammaticali, era ormai sdoganata. Arrighi, insomma, non aveva più bisogno dell’auctoritas manzoniana per “giustificare” il suo stile. In secondo luogo, il termine “scapigliatura / scapigliato” compare con frequenza maggiore rispetto alla prima edizione: «né ciò può stupire quando si pensi che essi — quasi sconosciuti e forse impiegati dal solo Arrighi nel ’57 — si erano sensibilmente diffusi in quei dieci anni» (Mariani, Storia della scapigliatura, pp. 14-5) a conferma del ruolo di caposcuola del nostro. -- L’edizione risulta molto rara: ne sono censite solo quattro copie nell’Opac Sbn. Parenti, «Rarità», vol. III, pp. 141-3; Mariani, Storia della scapigliatura, pp. 690-91, n. 9.

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