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Gli anni perduti

Libri antichi e moderni
Brancati, Vitaliano
Bompiani,, 1943
80,00 €
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Dettagli

  • Anno di pubblicazione
  • 1943
  • Luogo di stampa
  • Milano,
  • Autore
  • Brancati, Vitaliano
  • Pagine
  • pp. 247 [13].
  • Editori
  • Bompiani,
  • Formato
  • in 8° (203 x 120 min 16°,m),
  • Soggetto
  • Narrativa Italiana del '900
  • Descrizione
  • brossura con sovracoperta illustrata,

Descrizione

LIBRO Seconda edizione, con varianti. Ottimo esemplare con la sovracoperta integra e pulito internamente. Dopo il successo di «Don Giovanni in Sicilia», l’editore Bompiani ripubblica scelte opere brancatiane. «Gli anni perduti», originariamente apparso per i tipi di «Letteratura» con Parenti editori nel 1941, fu il romanzo della “svolta” Brancatiana, condotta all’insegna della «scoperta letteraria del comico. Questa svelava la falsità della sua precedente esperienza di scrittore contrassegnata da un attivismo programmatico e da un problematicismo che sovrapponevano, nel migliore dei casi, alle suggestioni del Rubè borgesiano quelle del dostoevskiano Ivan Karamazov [.]. La scoperta di questa nuova dimensione artistica s’identificava a sua volta con la scoperta di Gogol’ […]. Più decisa è l’impronta di Gogol’ nel romanzo “Gli anni perduti”, scritto dopo il ritorno a Catania, tra la fine del 1934 e il 1936, ma pubblicato due anni più tardi a puntate nel settimanale “Omnibus”, cui Brancati aveva cominciato, a collaborare con corrispondenze dalla Sicilia e notazioni di costume redatte nel gusto di quel sodalizio “libertino” (Maccari, Pannunzio, De Feo, Benedetti, Longanesi) che riusciva a manifestare i propri umori anticonformisti con un elegante impiego di temi allusivi. L’avvio del romanzo è chiaramente autobiografico. Leonardo Barini ha lasciato la redazione della rivista “Campoformio” (“Quadrivio”) e s’è ritirato nella sua città natale, Nataca (Catania), ma con l'intenzione di ritornare presto a Roma, come intenderebbero fare anche i suoi due amici Giovanni e Rodolfo. Ma l’atmosfera di quella provincia intorpidita dallo scirocco e da un'endemica sovreccitazione erotica tarpa i disegni dei tre protagonisti […]. La prolissità della narrazione […] limita gravemente i risultati artistici di questo romanzo comico-simbolista che è stato giustamente definito, un “cartone di prova” (Pancrazi). Ma il valore emblematico degli “Anni perduti” è ciononostante notevole» (N. Borsellino, voce DBI vol. 13, 1971).

Edizione: seconda edizione, con varianti.

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