Fratelli d'Italia. Romanzo
Fratelli d'Italia. Romanzo
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Dettagli
- Anno di pubblicazione
- 1963
- Luogo di stampa
- Milano,
- Autore
- Arbasino, Alberto
- Pagine
- pp. [2] 532 [6].
- Collana
- collana «I Narratori» diretta da Giorgio Bassani, 24,
- Editori
- Feltrinelli,
- Formato
- in 8°,
- Edizione
- Prima edizione, prima tiratura.
- Soggetto
- Narrativa Italiana del '900
- Descrizione
- cartonato verde con titoli e riproduzione della firma dell’autore in nero (tipica grafica dei «Narratori»); sovracoperta illustrata ritratto fotografico dell'autore scattato da Giulia Niccolai; impaginazione di Albe Steiner),
- Prima edizione
- True
Descrizione
LIBROPrima edizione, prima tiratura.Perimetrali mancanze alla sovracoperta per il resto ottimo esemplare. Firma di possesso al frontespizio.Primo romanzo dell’autore e romanzo fondamentale per il rinnovamento della letteratura italiana del secondo Novecento. Pubblicato per la prima volta da Feltrinelli nel 1963 e in seguito apparso, in edizioni modificate, per Einaudi nel 1976 e per Adelphi nel 1993, «Fratelli d’Italia» fu il libro con cui Arbasino - seguendo le tracce dell’amato Gadda, in seguito celebrato nel saggio «L’Ingegnere in blu» del 2008 - travolse gli argini di un ormai consumato neorealismo per indicare nuove possibilità linguistiche e nuovi orizzonti poetici. Una poetica fatta di apparente superficialità ma che in verità colpisce ed espone le improvvise mutazioni sociali ed economiche italiane sorte su un terreno ancora troppo compromesso con il passato e con le sue arretratezze culturali e politiche. Ma è soprattutto la lingua a comunicare la novità rappresentata da questo romanzo: Arbasino la usa per dare vita a lunghe digressioni o per dare sfogo al proprio gusto citazionistico o, ancora, per farla vivere come puro suono non più ossessionata dal senso creando, in questo modo, stanze dentro la stanza-romanzo o linee parallele più che solidi intrecci. Un libro elettrico e dissipatorio come le notti dei suoi giovani protagonisti, colmo di conversazioni che rimandano volutamente solo a loro stesse, colto, giocoso e infine tragico di una tragicità post-moderna, non catartica e non pedagogica, perfettamente racchiusa nella parola che chiude il romanzo: “niente”.