Fiume del terreste paradiso, diviso in quattro capi. Discorso sopra l'antica forma dell'Habito Minoritico, da S. Francesco d'Assisi instituita
Fiume del terreste paradiso, diviso in quattro capi. Discorso sopra l'antica forma dell'Habito Minoritico, da S. Francesco d'Assisi instituita
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Dettagli
- Luogo di stampa
- Firenze
- Autore
- Niccolo' Catalano
- Editori
- Amadore Massi
- Soggetto
- francescani eremi abito arte giotto arnolfo cimabue frescoes
- Lingue
- Italiano
Descrizione
In 4°; antiporta, pp. (40), 592, 80 tavole incise all'acquaforte nel testo a piena pagina; antiporta figurata incisa su rame allegorica in cui si raffigura la creazione di Eva nel paradiso terrestre, tra i santi Francesco e Antonio, e lo stemma cardinalizio di Pierluigi Carafa, cui Giulio Antonio Catalano, fratello di Niccolò nel frattempo morto, dedica l'opera. Legatura in piena pergamena coeva con titolo manoscritto al dorso.Storia dell'abito dei frati minori francescani e domenicani ripercorsa basandosi su una quantità notevole di fonti letterarie, in cui la questione del cappuccio (che è riprodotto in diverse tavole) sembra dominare le diverse questioni. L'interesse dell'opera, che la rende anche una particolarissima fonte di storia dell'arte e forse involontario testo di riscoperta dei "primitivi", sta anche nello straordinario corredo di illustrazioni, che costituiscono i "testi" iconografici su cui si basa ampia parte di questo studio. Le incisioni traducono opere pittoriche e a mosaico di artisti trecenteschi, che lasciarono testimonianza diretta delle fogge che prendeva l'abito dei frati nelle diverse parti d'Italia in pieno trecento e nei primi anni del Quattrocento; le acqueforti sono opera del bolognese Francesco Curti (alla tavola a p. 332 si legge "Il curti fe."), e recano ciascuna l'indicazione sulla provenienza dell'immagine raffigurata, mentre nel testo a fianco si legge "l'autentica" dell'artista che ha riprodotto dal vero il disegno dell'originale. Tra i pittori sono privilegiati Giotto, Cimabue, Arnolfo di Cambio. Molto ricca la "Tavola delle cose notabili".Libro assai raro che fu anche proibito.