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Discorso su Giovanni Papini. Con due ritratti, una caricatura e un autografo

Libri antichi e moderni
Prezzolini, Giuseppe
Libreria della Voce,, 1915
200,00 €
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Dettagli

  • Anno di pubblicazione
  • 1915
  • Luogo di stampa
  • Firenze,
  • Autore
  • Prezzolini, Giuseppe
  • Pagine
  • pp. 139 (1).
  • Collana
  • collana «Quaderni della Voce. Raccolti da Giuseppe Prezzolini», quad. ventiquattresimo,
  • Editori
  • Libreria della Voce,
  • Formato
  • in 8°,
  • Soggetto
  • Narrativa Italiana del '900
  • Descrizione
  • brossura gialla con titoli rossi e neri al piatto e neri al dorso,

Descrizione

LIBRO Prima rara edizione. Ottimo esemplare intonso (carte minimamente e occasionalmente fiorite). Quando nel 1915 Giuseppe Prezzolini diede alle stampe questo suo “Discorso su Giovanni Papini” la frattura definitiva tra i due ex amici, tra i due intellettuali che si erano incontrati e sostenuti dando vita nel 1908 alla straordinaria avventura della rivista «La Voce», si era creata già da tempo. Papini – con Ardengo Soffici – aveva infatti consumato il tradimento uscendo dal cerchio vociano per fondare «Lacerba», quindicinale che dal 1913 all’entrata dell’Italia nel primo conflitto mondiale sarebbe stata casa e fucina degli spiriti futuristi o più genericamente avanguardisti. E di questo tradimento – estetico e valoriale insieme – è intriso il “Discorso” di Prezzolini, impegnato a ripercorre la complessa e a volte confusa e contradditoria vicenda umana e letteraria di un uomo che ormai ai suoi occhi appariva smascherato: «Ci sono nella sua vita, come nella vita di tanti, cose a suo onore e a suo danno […]. Gli uomini come Papini sono una forza. Io credo d’aver fatto sentire come sia torbida, come in fondo ad essa sia istinto volgare spesso e debolezza, ma mi pare anche di aver fatto intendere bene come più alta perciò sia l’altezza da lui raggiunta, e più straordinaria la creazione. In mezzo a tante ragioni di scendere, fra tante cadute (e chi l’ha aiutato, si faccia avanti), c’è stato in lui un progresso. È un uomo libero? Quel che è certo, è un uomo liberato. In se stesso ha trovato la forza per ascendere. Raramente tanta disperazione e mancanza di fede e naturale freddezza e facile media fortuna di scritture si trovavano insieme riunite; raramente un uomo ha fatto tanto male a se stesso come Papini; ma per questo appunto bisogna rispettarlo e amarlo. Forse è tardi per ciò. Papini è un uomo che si è abituato a non essere amato: come quei ragazzini maltrattati dalla famiglia che finiscon per temere una carezza, sarebbe capace di sospettare e di offendere. Ma in lui c’è sempre questo fondo inappagato. Cercate nei suoi libri e lo troverete [l’abbiamo veduto insieme]. Nei suoi stessi articoli più odiosi non manca questo motivo. Ed è forse per questo che li ha scritti». Pubblicato per la prima volta dalla «Libreria della Voce», una seconda edizione del «Discorso su Giovanni Papini» sarebbe apparsa nel 1925 grazie a Piero Gobetti, amico di Prezzolini benché anche con lui – e con la sua intera generazione così carica di slanci protofascisti – lucidamente e severamente critico.

Edizione: prima rara edizione.

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