Codex Diplomaticus Siciliae. Complectens documenta a primo Christianae Religionis saeculo ad nostram usque aetatem. Quem collegit ac notis, dissertationibusque illustravit Johannes de Johanne tauromenitanus Sanctae Panormitanae Ecclesiae Canonicus. Panormi, In Typographia Seminarii Archiepiscopalis, 1743.
Codex Diplomaticus Siciliae. Complectens documenta a primo Christianae Religionis saeculo ad nostram usque aetatem. Quem collegit ac notis, dissertationibusque illustravit Johannes de Johanne tauromenitanus Sanctae Panormitanae Ecclesiae Canonicus. Panormi, In Typographia Seminarii Archiepiscopalis, 1743.
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Dettagli
- Soggetto
- (REGNO DI SICILIA)
- Lingue
- Italiano
Descrizione
Folio (cm.36x23), legatura coeva in piena pergamena (ininfluente strappetto alla cuffia), tit. in oro al dorso, pp. XII - 500. Fioriture sparse e bruniture in diverse pag., come consueto per la qualità della carta. Importante opera storico-diplomatica di Giovanni De Giovanni (Taormina 1699 - Palermo 1753), canonico della Cattedrale e rettore del Seminario di Palermo, erudito storico e paleografo. “Opera più bella ed importante del Di Giovanni. egli si accinse alle ricerche ed a raccogliere tutti i monumenti che riguardano la Sicilia, dividendoli in tre classi: genuini, dubbii e supposti, aggiungendovi brevi e succose note. aggiungendovi molte dissertazioni intorno ad alcuni articoli importantissimi del nostro diritto, della Chiesa siciliana, della polizia ecclesiastica di Sicilia, degli antichi pesi e misure e di altre simili investigazioni”. Unico volume pubblicato (riguarda il periodo dall’inizio dell’era cristiana alla metà dell’XI secolo). L’opera ebbe una singolare e romanzesca vicenda editoriale. Fu incaricato della revisione per la censura lo storico siciliano can. Antonio Mongitore, il quale “divorando in una notte l’intero volume, preso a sdegno e rancore” per gelosia e “per alcune cose ingiuriose alla Chiesa siciliana”, stroncò polemicamente l’opera. L’apprensione del Mongitore fu tale che si ammalò e in poco tempo addirittura morì. L’evento destò forti reazioni in Palermo, tanto che molti volevano bruciare il primo volume appena pubblicato e punire severamente l’autore. Il Di Giovanni “si tenne molti giorni in casa, affinché non fosse esposto a pubbliche villanie”. Il Senato di Palermò ordinò che il libro fosse soppresso e tutte le copie venissero requisite. Alcune copie vennero inviate di nascosto a Roma ed a Firenze dove ebbero lusinghieri giudizi e favorevoli recensioni sulle gazzette letterarie. Cfr. Mira, pag. 430 - 432.Rara edizione originale.