AFRICA SENZA PACE. Verità e cannibalismo nel mondo. Dal tucul di sterco alla civiltà atomica.
AFRICA SENZA PACE. Verità e cannibalismo nel mondo. Dal tucul di sterco alla civiltà atomica.
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Dettagli
- Anno di pubblicazione
- 1971
- Luogo di stampa
- Taranto
- Autore
- Parenzan, Pietro (Pola 1902 - Taranto 1992)
- Editori
- Editrice Ulderico Filippi
- Soggetto
- africa
- Descrizione
- Usato in discreto stato, leggeri segni del tempo.
Descrizione
Brossura editoriale illustrata, cm 22x15, pp 314 (2), 66 illustrazioni in nero. Pietro Parenzan, nativo di Pola, fu in Africa Orientale funzionario del Servizio Idrobiologico e Pesca del governatorato italiano negli anni ’30-40, e compì numerose missioni scientifiche nell’ambito della biologia marina, suo privilegiato campo di ricerca nel quale conseguì importanti risultati scientifici e accademici; nel 1967 fondò la Stazione di Biologia Marina di Porto Cesareo che oggi ospita il museo a lui dedicato. Il rigore scientifico lascia tuttavia in quest'opera spazio ad un revanscismo colonialista sostenuto da argomenti sensazionalistici alla Mondo Cane: lungo pamphlet di impronta colonialista e spesso apertamente razzista, trova nel caos politico e nei conflitti seguiti alla decolonizzazione argomenti per polemizzare con la percepita ipocrisia dei «bianchi autolesionisti e imbelli [che] continuano imperterriti, come presi da una mania, a distribuire le indipendenze»; un deliquio di evidenze aneddotiche morbose, racconti di cannibalismo e orridi riti guerreschi portano l’autore a concludere che «non esiste uguaglianza tra tutti i popoli della terra» e che il governo dei paesi africani dovrebbe restare in mano agli europei le cui malversazioni e attività clandestine «non interessano la natura africana» e hanno «scarso significato» rispetto alla «meravigliosa opera di colonizzazione» svolta ad esempio dai belgi in Congo. Programmaticamente taciuti, «per amor di patria», i crimini e le atrocità perpetrate dai colonizzatori di ogni paese. Il libro fu scritto su invito di «un editore romano che non posso nominare» che non lo pubblicò, presumiamo quindi che l'opera sia stata stampata, dalla piccola casa editrice tarantina Ulderico Filippi, a spese dell'autore.