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Pensiero autografo firmato su pagina (mm 215×280) di liber amicorum, datato Napoli, 10 settembre 1888.

Pensiero autografo firmato su pagina (mm 215×280) di liber amicorum, datato Napoli, 10 settembre 1888. | Autografi | FLORIMO Francesco -

Autografi
FLORIMO Francesco -
380,00 €

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Dettagli

  • Autore
  • FLORIMO Francesco -
  • Soggetto
  • Autografi, Manoscritti musicali, Musica, Francesco Florimo

Descrizione

Manoscritto a inchiostro nero, 3 righi oltre la firma. Il famoso storiografo, compositore e didatta esprime il suo stato d’animo a tre mesi dalla sua scomparsa. Rara testimonianza degli ultimi mesi di vita. Il custode della memoria musicale napoletana firma il suo ultimo autografo: Francesco Florimo “l’antico” a tre mesi dalla morte. Se la vecchiezza fosse peccato, sarebbe il solo, forse, che peserebbe sulla coscienza di Francesco Florimo, e per giunta egli non se ne pente.Con queste parole, vergate il 10 settembre 1888, novantanove giorni prima della morte, il più longevo custode della memoria musicale napoletana si congeda dal mondo con l’arma che gli fu più cara per tutta la vita: l’ironia. Florimo aveva ottantotto anni. Ne aveva passati oltre sessanta dentro il Conservatorio di San Pietro a Majella, prima come studente accanto a Vincenzo Bellini, poi come archivista, infine come direttore di quella biblioteca che trasformò nel più grande archivio musicale del Mezzogiorno. Aveva scritto la storia della scuola napoletana in quattro volumi e dedicato una vita intera alla memoria dell’amico catanese Vincenzo Bellini, con una devozione che la musicologia gli rimprovera ancora oggi per qualche libertà di troppo nelle lettere belliniane. Calabrese di nascita, napoletano per tutta la vita, era entrato al Conservatorio nel 1817 e non ne era più uscito. Il suo Metodo di canto, pubblicato nel 1840, fu adottato dal Conservatorio di Parigi e definito «magistrale» da Rossini. Nel 1876 organizzò il trasferimento delle ceneri di Bellini da Parigi a Catania, accompagnando il feretro dell’amico morto quarant’anni prima. Fondò il Premio Bellini, aperto ai giovani compositori italiani sotto i trent’anni. Nella prima edizione di Richard Wagner ed i wagneristi (1876) intervenne nella polemica che allora infuriava in tutta Europa, schierandosi contro il compositore tedesco e sostenendo che il modello per i giovani compositori doveva essere Bellini, mentre un giudizio più temperato si trova nella seconda edizione del 1883. Quando nel 1880 cominciò a pubblicare i quattro volumi della Scuola musicale di Napoli e i suoi conservatori per i tipi di Morano, consegnava alla stampa il lavoro di una vita intera. La pubblicazione del 1882 era ancora fresca: le Memorie e lettere di Bellini, curate da Florimo ormai ottantunenne e con la vista in declino, erano passate per le mani di collaboratori poco esperti che avevano preso libertà nella trascrizione, e lo stesso Florimo aveva piegato più d’una volta il testo delle lettere a vantaggio del ritratto angelicato che intendeva consegnare ai posteri. Le obiezioni più dure sarebbero arrivate nel secolo successivo, quando la filologia avrebbe confrontato le trascrizioni con gli autografi superstiti scoprendo omissioni, riscritture e almeno un poscritto interamente inventato. Florimo, nel 1888, queste analisi non poteva conoscerle. Poteva però conoscere se stesso. E quando scrive che l’unico peccato sulla sua coscienza è la vecchiaia, e che per giunta non se ne pente, chi lo legge oggi coglie un’ironia che il vecchio bibliotecario forse non aveva previsto: l’uomo che aveva riscritto le parole dell’amico morto, alla fine sceglie le proprie, e le sceglie per dirsi innocente. E alla fine di tutto questo, cosa sceglie di scrivere su un album di amicizia? Un epigramma sulla vecchiaia. Il peccato, dice, gli è sconosciuto: l’unico che potrebbe pesargli è quello di essere ancora vivo. E la firma chiude il cerchio con una parola sola, perfetta: l’antico. Gli autografi di Florimo sul mercato antiquario sono di rarità estrema. Un pensiero autografo autonomo, firmato e datato, con contenuto autobiografico e letterario di questa qualità, a poche settimane dalla scomparsa, costituisce un documento pressoché unico nel suo genere.<BR>Francesco Florimo (San Giorgio Morgeto, 1800 – Napoli, 1888), compositore, musicologo e bibliotecario. Compagno di studi di Vincenzo Bellini al Conservatorio di Napoli, ne divenne il più devoto biografo. Direttore della biblioteca di San Pietro a Majella per oltre trent’anni, è autore della monumentale Scuola musicale di Napoli e i suoi conservatori, Napoli, Morano, 1880-1882, in quattro volumi. Oltre alle composizioni degli anni di studio, la produzione di Florimo si limita ad alcuni pezzi di musica sacra e orchestrale, tra cui una Sinfonia funebre per la morte di Bellini, e ad un nutrito corpus di romanze e canzoni napoletane.

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